Il primo incontro dei ministri degli Esteri del G7 in presenza, dopo un anno di riunioni virtuali imposte dal Covid, si chiude con un documento contraddistinto dai toni durissimi contro la Russia e la Cina. Nella bozza delle conclusioni si esprime la "profonda preoccupazione per il comportamento irresponsabile e destabilizzante della Russia". Tanti i fronti interessati: la questione Ucraina, la violazione dei diritti umani (come nel caso Navalny) e la disinformazione. "Ribadiamo il nostro interesse a relazioni stabili con la Russia – si precisa nel testo – e tuttavia continueremo a rafforzare le nostre capacità collettive e dei nostri partner per affrontare e scoraggiare il comportamento russo che minaccia le regole dell'ordine mondiale".

I ministri del G7 accusano anche la Cina, soprattutto per la violazione dei diritti umani contro gli Uiguri e per quanto accaduto a Hong Kong. Nella bozza c'è anche la richiesta che ispettori internazionali dell'Alto Commissariato Onu per i Diritti Umani possano verificare le accuse sui "campi di rieducazione politica, sul sistema di lavoro forzato e sulle sterilizzazioni imposte". Nel capitolo dedicato alla Cina si legge anche dell'impegno preso dai Paesi del G7 a incoraggiare meccanismi globali di resistenza di fronte "alle pratiche politiche ed economiche che minano un sistema economico libero ed equo".

Nella bozza finale dell'incontro tra i ministri degli Esteri del G7 viene formalizzato l'impegno a creare un meccanismo di risposta rapido e coordinato tra le democrazie occidentali contro la disinformazione. Lo strumento sarebbe utile contro "le attività straniere maligne" di disinformazione e "destabilizzazione delle istituzioni democratiche". In questo passaggio, però, i ministri hanno deciso di non citare direttamente né Russia né Cina.