“Portatelo subito da un medico”, è il disperato appello della figlia di Alexei Navalny, l’oppositore politico di Vladimir Putin, sopravvissuto a un tentativo di avvelenamento e in carcere in Russia dove sta attuando uno sciopero della fame ed è a rischio di vita. "Consentite a un medico di fare una visita al mio papà", ha scritto la 20enne Daria Navlnaya su twitter dopo il terribile annuncio arrivato nelle scorse ore dalla portavoce di Navalny secondo cui le condizioni fisiche dell’uomo si sarebbero aggravate al tal punto da essere a un passo dalla morte. La ragazza, che è la prima figlia dell’unione tra Navalny e la moglie Yulia, studia all'università di Stanford, in California, e da tempo ha abbracciato le battaglie del papà rilanciandone i temi attraverso la rete.

L'appello straziante della ventenne è arrivato in mezzo a un'ondata di sgomento in tutto il mondo per il rifiuto delle autorità russe di lasciare che il principale oppositore di Putin possa vedere il suo medico. Navalny infatti è al suo diciannovesimo giorno di sciopero della fame in prigione per il rifiuto delle autorità russe di fargli vedere il suo medico. Una richiesta che sarà ribadita anche nei prossimi giorni quando i sostenitori di Navalny scenderanno nuovamente in piazza in diverse città della Russia per protestare. I sostenitori dell’oppositore russo si sono dati appuntamento per mercoledì sera denunciando che Navalny sta per essere ucciso davanti agli occhi del mondo senza che nessuno faccia niente.

"Hai mai visto con i tuoi occhi come uccidono una persona? Lo stai vedendo proprio ora. E non importa quanto tu voglia non pensarci o cambiare argomento, non cambierà il fatto che stanno uccidendo Alexei Navalny. In un modo terribile. Di fronte a tutti noi”, hanno scritto dal movimento in una dichiarazione. La moglie di Navalny, che ha potuto vederlo per la prima volta in prigione la scorsa settimana e gli ha parlato attraverso il vetro con un citofono, ha detto che aveva difficoltà a parlare e ha dovuto abbassare il ricevitore e sdraiarsi perché era troppo debole.