Sono oltre 100 i miliziani dell'Isis che erano detenuti e che sono scappati dalla Siria da quando è iniziata l'offensiva turca nei territori del Nord e dell'Est contro i curdi. Ad affermarlo è stato James Jeffrey, emissario Usa nel paese mediorientale, davanti alla commissione esteri della Camera. "Direi che il loro numero è ora superiore a cento – ha precisato – . Non sappiamo dove si trovino". Nel frattempo, il presidente Donald Trump ha dichiarato, parlando dalla Casa Bianca, che "gli Stati Uniti toglieranno tutte le sanzioni alla Turchia", dopo la tregua siglata nei giorni precedente: "Il cessate il fuoco sta tenendo molto bene e la Turchia ha detto che lo renderà permanente", ha aggiunto su Twitter.

Tuttavia, la tensione tra i due paesi non accenna a calare, soprattutto dopo l'incontro che il presidente turco Erdogan ha avuto nella giornata di ieri a Sochi con il collega russo Vladimir Putin. Ankara e Mosca hanno raggiunto un accordo, accettato in toto anche dal presidente siriano Bashar al Assad, che prevede, oltre ad una ulteriore tregua di altre 150 ore per completare l'evacuazione delle milizie curde Ypg, l'allontanamento degli Stati Uniti dal confine turco-siriano, altrimenti "saranno schiacciati dalla macchina militare turca", come ha sottolineato il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, citato dalle agenzie russe. Peskov ha inoltre accusato gli Usa di aver "optato per abbandonare i curdi alla frontiera, quasi forzandoli a combattere contro i turchi". Dal canto loro, i turchi hanno rincarato la dose affermando che "se nonostante le conferme Usa sul ritiro delle milizie curde troveremo degli elementi terroristi nell'area dell'operazione Fonte di Pace, li neutralizzeremo. Gli sforzi della Turchia hanno impedito la creazione di uno Stato terrorista nel nord della Siria", ha detto il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu.