Francia, pasti universitari a 1 euro per tutti gli studenti: chi può accedere e come funziona

È partita ieri, 4 maggio, in Francia la generalizzazione del pasto all'università: tutti gli studenti pagheranno 1 euro, indipendentemente dal reddito. Un piatto completo — composto da antipasto, portata principale e dessert — sarà ora accessibile in tutte le mense gestite dai Crous, i Centri regionali delle opere universitarie e scolastiche, e, dove possibile, anche in altri punti di ristorazione della rete universitaria come caffetterie e strutture assimilate.
Fino ad oggi il prezzo agevolato era riservato esclusivamente agli studenti borsisti o in condizioni economiche difficili, mentre per tutti gli altri il costo standard restava fissato a 3,30 euro. La misura non è però del tutto nuova: era già stata sperimentata durante il Covid, quando l’accesso fu temporaneamente esteso a tutti i giovani con un forte riscontro.
La decisione di estenderla è arrivata grazie alle organizzazioni studentesche e, in particolare, alla sinistra parlamentare. Il Partito socialista ha fatto del provvedimento una delle condizioni politiche nella discussione sulla legge di bilancio, arrivando a vincolarne il sostegno alla sua adozione. Il governo guidato da Sébastien Lecornu ha quindi inserito la riforma nella Finanziaria, con un costo stimato per lo Stato di circa 120 milioni di euro annui.
Pasti a 1 euro all'università, chi può accedere e come funziona
Il pasto a 1 euro è disponibile per tutti gli studenti in possesso di una carta universitaria o professionale (inclusi apprendisti), per i dottorandi e per chi svolge servizio civile. È necessario disporre di un conto attivo nel sistema di pagamento Izly, gestito dal Crous.
La composizione del pasto prevede un piatto principale accompagnato da un massimo di due lelmenti aggiuntivi tra antipasto, formaggio, dessert o frutta. Gli studenti possono acquistare supplementi, il cui prezzo viene stabilito dai singoli consigli di amministrazione dei Crous. Il pasto è garantito una volta per servizio e può essere consumato anche a cena nelle mense aperte la sera.
Un sistema sotto pressione in Francia
L’estensione della misura arriva comunque in un contesto già segnato da una forte domanda. Nel 2025 le strutture Crous hanno servito oltre 44 milioni di pasti, con un aumento dell’1,4% rispetto all’anno precedente. Circa la metà è stata destinata a studenti borsisti o considerati in situazione di fragilità economica.
Secondo uno studio dell’associazione Linkee, uno studente su due in Francia ha saltato almeno un pasto per ragioni economiche, mentre il 23% lo fa più volte al mese. Dati che confermano la crescente pressione sul potere d’acquisto della popolazione universitaria.
Nel 2024 il sistema aveva già raggiunto circa 46,7 milioni di pasti complessivi, con 667.000 studenti beneficiari diretti della tariffa ridotta, in crescita del 5,3% rispetto all’anno precedente.
Le criticità: mense già sature e carenze di personale
Se da un lato la misura è stata accolta positivamente dalle associazioni studentesche, dall’altro non sono mancate le criticità. Molti studenti, infatti, seguono corsi o tirocini lontano dai campus e non sempre hanno accesso alle mense universitarie. Inoltre, alcune sedi risultano già oggi insufficienti.
In città come Rennes e Mulhouse, i responsabili dei Crous hanno segnalato limiti strutturali e carenze di personale per far fronte all’aumento previsto della domanda. Le organizzazione studentesche avvertono quindi che il rischio è quello di una misura formalmente universale ma, nella pratica, non pienamente accessibile.
La questione riguarda nache la logistica: più punti di distribuzione, maggiore capacità operativa e rafforzamento del personale diventano ora elementi centrali per garantire l’effettiva applicazione della riforma.
Attualmente nelle mense universitarie francesi lavorano circa 7.500 dipendenti. Il governo ha previsto l’assunzione di 204 nuove unità e uno stanziamento iniziale di circa 50 milioni di euro per sostenere l’avvio del programma e compensare il costo reale di un pasto, stimato tra gli 8 e i 9 euro.
Ad ogni modo, il ministro dell’Istruzione superiore, Philippe Baptiste, che ha definito la misura “una piccola rivoluzione interna”, ha annunciato anche un piano di monitoraggio per evitare sovraccarichi del personale e cali nella qualità del servizio