Ex miss svizzera uccisa e fatta a pezzi nel frullatore, marito 43enne condannato all’ergastolo

Il tribunale di Muttenz ha messo la parola fine a uno dei casi di cronaca nera più agghiaccianti della storia recente svizzera, condannando Marc Rieben alla pena dell'ergastolo. L’uomo, un imprenditore di 43 anni, è stato riconosciuto colpevole di omicidio intenzionale per l'uccisione della moglie Kristina Joksimovic, ex finalista di Miss Svizzera: la sentenza riflette la gravità eccezionale del crimine, confermando una misura che nell'ordinamento elvetico viene applicata con estrema rarità e che prevede la possibilità di una prima revisione solo dopo quindici anni di carcere.
Oltre alla reclusione, il giudice Daniel Schmid ha stabilito pesanti risarcimenti per i familiari della vittima. Alle due figlie minori e alla madre di Kristina è stata assegnata un risarcimento morale di 100mila franchi ciascuna (circa 110mila euro), mentre al padre della donna, che per primo scoprì il corpo, è stata riconosciuta la somma di 120mila franchi. Anche la sorella della vittima riceverà un indennizzo di 60mila franchi.
Durante il dibattimento, la difesa ha tentato invano di derubricare l’accusa a eccesso di legittima difesa, sostenendo che l’uomo avesse reagito a un presunto attacco con un coltello durante una lite per il divorzio. Tuttavia, le perizie medico-legali hanno smentito categoricamente questa versione, non riscontrando ferite compatibili sul corpo dell'imputato e definendo invece l'azione di Rieben come un atto condotto con freddezza e premeditazione. Secondo l'accusa, l'uomo avrebbe strangolato la moglie prima di procedere a una meticolosa e sistematica distruzione del cadavere nella lavanderia della loro abitazione a Binningen utilizzando un seghetto alternativo, delle cesoie da giardino, un coltello, dieci litri di candeggina e infine un frullatore.
L'analisi del profilo psicologico dell'imputato ha avuto un ruolo cruciale nel verdetto. Gli psichiatri hanno descritto Rieben come un individuo caratterizzato da tratti narcisistici e da un bisogno ossessivo di controllo. Il professor Frank Urbaniok, testimone chiave del processo, ha evidenziato come l’imputato abbia agito con una precisione quasi chirurgica, frutto di studi condotti su testi di anatomia, mostrando una totale assenza di empatia sia durante che dopo il delitto, quando si era recato a cena con le figlie come se nulla fosse accaduto.
Stando a quanto rivelano i media svizzeri, l'imputato ha ascoltato il verdetto senza mostrare alcuna emozione.