video suggerito
video suggerito

Uccise la mamma con 112 coltellate, ergastolo per Giosuè Fogliani: “Sono pentito per quello che ho fatto”

Giosuè Fogliani, il 27enne accusato di aver ucciso la madre Caterina Pappalardo con 112 coltellate nello loro casa di Messina, è stato ieri condannato all’ergastolo. Ai giudici ha detto: “Sono profondamente addolorato e pentito per quello che ho fatto a mia madre e io, quello che ho fatto, non lo volevo fare”.
A cura di Davide Falcioni
0 CONDIVISIONI
Immagine

Ergastolo: è questa la condanna che la Corte d'Assise di Messina ha inflitto ieri a Giosuè Fogliani, il ragazzo di 27 anni accusato di aver ucciso la madre Caterina Pappalardo con 112 coltellate nello loro casa di via Cesare Battisti – sempre a Messina – il 14 gennaio 2025: i fendenti raggiunsero la donna al torace, al collo, al volto e agli arti e per la 62enne non ci fu niente da fare.

La sentenza di primo grado – che ha stabilito la massima pena – è arrivata al termine di una lunga camera di consiglio ed ha accolto la richiesta del pubblico ministero Massimo Trifirò, che nel corso dell'ultima udienza aveva chiesto la condanna al carcere a vita sostenendo che il giovane era capace di intendere e volere. Proprio su quest'ultimo punto si è soffermato a lungo il processo, con perizie di parte che sono arrivate a conclusioni divergenti. Nel corso del processo è stato delineato il quadro familiare, i passi fatti dalla donna che in precedenza era arrivata anche a denunciare il figlio per maltrattamenti e a chiedere aiuto ai medici.

L'avvocato Antonello Scordo, difensore di Fogliani, ha insistito sulla richiesta di una perizia psichiatrica. Secondo la parte civile rappresentata dall'avvocato Caterina Peditto, il ragazzo era tuttavia perfettamente consapevole. Prima che i giudici si ritirassero in camera di consiglio Fogliani ha rilasciato altre dichiarazioni spontanee, dicendosi "profondamente addolorato e pentito per quello che ho fatto a mia madre e io, quello che ho fatto, non lo volevo fare". E ha aggiunto: "Ad un certo punto non ho capito più niente. Ma non sono un assassino, non sono un uomo violento".

Lui stesso poco dopo il fermo aveva dichiarato che qualcosa nel rapporto con la madre non funzionava da tempo. Alla base dei frequenti litigi, confermati anche dai vicini di casa ascoltati in udienza, ci sarebbero state motivazioni economiche. Il ragazzo, disoccupato, viveva da solo da alcuni mesi grazie proprio all'aiuto della madre che poteva contare solo della pensione di reversibilità ottenuta dopo la morte del marito.

0 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views