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Opinioni
La morte della Regina Elisabetta II
10 Settembre 2022
10:40

Dolore e timidezza nel primo discorso di Carlo, cosa dice il linguaggio del corpo del nuovo Re

Che cosa dice il linguaggio del corpo di re Carlo III? Un uomo sofferente, ma anche profondamente timoroso di non saper assolvere il ruolo di re.
A cura di Anna Vagli
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La morte della Regina Elisabetta II

Quella di re Carlo III è stata una vita vissuta all’ombra di donne carismatiche. Da un lato, la regina Elisabetta II, sua madre, che ha regnato per settant’anni. La più longeva dei regnanti, seconda soltanto a Re Sole. Che, di anni, ne ha guidati settantadue. Decisamente un’eredità ingombrante quella lasciata da The Queen, da sempre la più amata del reame.

Dall’altro lato, il principe del Galles, oggi re Carlo III, è stato oscurato dalla magnetica Lady Diana. Una donna, prima che principessa, che mai si è piegata all’intransigenza della royal family. Divisa tra scandali e tabloid, la rivelazione dei tradimenti e del suo “matrimonio affollato”, faranno pesare per sempre la spada di Damocle del marito fedifrago ed incapace di amare. Del resto, proprio le sue fragilità di donna avevano reso Diana così vicina agli inglesi. Tanto da meritarsi l’appellativo di principessa del popolo.

Fino alla morte della madre, quindi, il ritratto più celebre di Carlo d’Inghilterra è stato quello di erede al trono. Con l’attesa più lunga del Regno Unito. Alla sua età tutto il resto del mondo si gode la pensione, mentre lui è chiamato a traghettare la monarchia più famosa del pianeta. Si è indubbiamente preparato una vita per farlo, ma il lascito di The Queen è pesato e peserà sul suo regno: quello di Carlo III.

Ieri, nel suo primo giorno da re, ha avuto per la prima volta il ruolo da protagonista. Non quello di marito infedele e neppure quello di principe dimenticato. Ma di sovrano.

Per arrivare a Buckingham Palace ha scelto la Rolls Roys Phantom IV, una delle preferite della regina Elisabetta II. Una decisione finalizzata non soltanto ad omaggiare la madre, ma soprattutto utile a stringere un (primo) legame empatico con i suoi sudditi. Carlo sicuramente è consapevole che dovrà lavorare molto sull’immagine per garantire continuità alla monarchia.

Cosa ci dice il linguaggio del corpo di Re Carlo III?

Fra la mente e il corpo esiste un legame estremamente intimo che fa sì che a ogni pensiero corrisponda una reazione fisica. Chiaramente, nelle interazioni con il prossimo non cerchiamo mai di nascondere i pensieri positivi, bensì i sentimenti di disagio e ansia. Nonostante il nostro impegno, però, il corpo talvolta ci tradisce e lascia trapelare emozioni non concordanti con il messaggio verbale, le cosiddette “fughe di informazioni”.

Di conseguenza, tali fughe creano una palese “incoerenza” fra ciò che affermiamo e ciò che il corpo comunica. E ciò può essere riscontrato anche nel discorso di insediamento del nuovo re.

Dopo la scelta dell’auto per arrivare a Buckingham Palace, Carlo d’Inghilterra ha parlato per la prima volta ai sudditi da sovrano. Lo ha fatto tenendo un discorso di circa otto minuti, nel quale sono indubbiamente trapelati: dolore, paura, insicurezza e vergogna.

Lui che è sempre stato l’eterno secondo, nella vita di corte così come in quella mondana, si è messo totalmente a nudo.

Pur tentando di nascondere il suo reale stato d’animo, la prima constatazione da fare è che Carlo, nel suo intimo, è convinto di non essere in grado di ricoprire il ruolo di re. Non solo per la consapevolezza dell’impossibilità di sovrapporsi a The Queen. Ma anche per la presa di coscienza del tiepido legame che da sempre lo ha connesso al suo popolo. Soprattutto dopo la morte della principessa triste.

Nonostante, quindi, la sua veneranda età, l’analisi della sua mimica facciale evidenzia due segni inequivocabili: la sofferenza per la perdita e la vergogna, forse timidezza, nell’indossare i panni da re.

Mia madre è stata un esempio”. Nel pronunciare questa frase, il dolore è tangibile sul suo volto. È possibile coglierlo dall’abbassamento costante delle sopracciglia, che restano ravvicinate per tutto il discorso, dalle sue guance contratte e dalla tensione delle palpebre inferiori degli occhi.

“Vi servirò per tutta la vita”. Quando parla delle sue responsabilità, spesso ritrae il corpo e si appoggia allo schienale. Questi sono segnali di profonda titubanza, che lasciano filtrare la paura di un uomo che nel suo intimo teme di non essere in grado di assolvere l’incarico assegnatogli.

Quando invece utilizza la frase “Vi governerò con amore, rispetto e lealtà”, alza asimmetricamente la spalla destra ed abbassa lo sguardo. Evidenti gesti che connotano pudore ed imbarazzo. La sua mimica facciale, dunque, lo fa sembrare completamente dubbioso rispetto a quanto afferma.

Pertanto, innegabili sono le incongruenze tra quanto detto a parole e quanto comunicato con il corpo. Postura rigida, sguardo rivolto verso il basso e sopracciglia ravvicinate per un arco di tempo prolungato descrivono un Carlo profondamente concentrato nel non lasciar apparire l' insicurezza che in realtà lo assale. Non solo.

Anche il linguaggio paraverbale, quello che afferisce alla voce, non ha deposto in favore di Carlo. In questo senso, pur essendo verosimile ipotizzare che non sia stato lui a scrivere il discorso, la lentezza con cui scandiva le parole ha dimostrato un importante stato ansioso. Probabilmente collegato all’assunzione delle nuove responsabilità come sovrano. Dunque, anche nel parlare, trasudava una profonda incertezza.

Vi è poi il passaggio sulla moglie. “Conto sull’aiuto amorevole della mia amata moglie Camilla”. A questo punto, Carlo innalza il labbro verso l’altro a sinistra. Nel farlo, la sua mimica facciale esprime vergogna mista a timore. Timore per la reazione dei sudditi che, molto probabilmente, avrebbero voluto un’altra regina consorte: Lady Diana. God save the King.

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Dottoressa Anna Vagli, giurista, criminologa forense, giornalista- pubblicista, esperta in psicologia investigativa, sopralluogo tecnico sulla scena del crimine e criminal profiling. Certificata come esperta in neuroscienze applicate presso l’Harvard University. Direttore scientifico master in criminologia in partnership con Studio Cataldi e Formazione Giuridica
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