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Omicidio di Pierina Paganelli a Rimini

Chi ha ucciso Pierina Paganelli e perché il giallo di Rimini è una questione di famiglia

Pierina Paganelli è stata uccisa da qualcuno a lei vicino e il suo omicidio è con ogni probabilità legato all’aggressione del figlio Giuliano Saponi, verificatasi solo alcuni mesi prima.
A cura di Anna Vagli
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Chi ha ucciso Pierina Paganelli? Se lo stanno chiedendo gli investigatori, che hanno circoscritto le indagini alla cerchia delle persone a lei vicine. E lo hanno fatto per diverse motivazioni. In primo luogo, perché nel mondo dell’investigazione criminale c’è un principio ampiamente accettato: “Chi meglio conosce la vittima, è il primo ad essere sospettato”.

Perché sono proprio i conoscenti a sapere le abitudini, gli orari e le tipologie di relazioni personali. Così come sono loro ad essere a conoscenza di eventi o di cambiamenti significativi nella routine quotidiana della vittima di turno. Per questa ragione, anche nel giallo di nonna Pierina, l'attenzione si è concentrata fin da subito su tutte quelle persone che avevano un accesso privilegiato nella sua vita. L'anziana è stata attinta da diciassette coltellate, di cui solo quattro mortali. Ad oggi l'arma del delitto non è stata ritrovata.

Un assunto imprescindibile. L'omicidio della signora Paganelli, e in particolare le ragioni a esso sottostanti, non possono essere indagate separatamente dalla brutale aggressione subìta lo scorso 7 maggio da Giuliano Saponi, figlio della donna uccisa e marito di Manuela Bianchi. La stessa che ha rinvenuto il corpo senza vita. Ci sono infatti tutti gli elementi per credere che qualcuno, non avendo portato a termine il suo obiettivo, essendo Giuliano Saponi sopravvissuto, si è rivalso sull’anziana madre.

Quattro le coltellate mortali, diciassette i fendenti su Pierina

Delle diciassette coltellate inflitte, solamente quattro sarebbero state quelle mortali. In gergo tecnico, si parla di overkilling. Si fa cioè riferimento all’eccessiva e sproporzionata violenza con la quale viene uccisa una persona, in questo caso Pierina, rispetto all’obiettivo di provocarne la morte. In concreto, l’assassino – o gli assassini – hanno esercitato una ferocia e una crudeltà esagerata rispetto a quella necessaria per ucciderla.

Quattro le coltellate fatali, diciassette quelle individuate dal medico legale. Dunque, un numero di fendenti in eccesso scagliati quando la donna verosimilmente era già morta. Che cosa significa questo? Le letture sono duplici, ma l’una non esclude l’altra. Anzitutto, il nervosismo misto alla paura che la vittima possa in qualche modo sopravvivere e denunciare il responsabile (o i responsabili) può indurre ad esercitare una brutalità non richiesta per portare a termine l'omicidio.

Il secondo motivo è legato al desiderio di vendetta e al rancore che si cela dietro un delitto efferato. Nel caso di Pierina, soprattutto per quel attiene il primo aspetto, è verosimile che il suo aggressore, o gli aggressori, temessero che l'azione sanguinaria non andasse a buon fine. Magari proprio come era accaduto qualche mese prima nei confronti del figlio che è sopravvissuto. Pur non riuscendo a ricordare che cosa gli è successo.

Chi voleva uccidere nonna Pierina

Per la morte della donna rinvenuta nel garage in un condominio di via Ciclamino a Rimini non c’è ancora un indagato, ma nelle ultime ore il cerchio sembra stringersi intorno a colei che ha ritrovato il cadavere, Manuela Bianchi, nuora di Pierina e moglie del figlio della donna, e una coppia di vicini di casa, dei quali l’uomo sembrerebbe particolarmente legato proprio a Manuela.

Sulle braccia di quest'ultimo sarebbero state notate delle ferite, che però avrebbe riferito di essersele procurate dopo una caduta in moto. Secondo quanto è trapelato, poi, sotto la lente degli investigatori sarebbero finiti anche alcuni post pubblicati da Bianchi qualche mese prima della consumazione dell’omicidio. Post carichi di rancore che, però, inspiegabilmente sarebbero stati rimossi.

I sopralluoghi nell’abitazione di Manuela e del fratello

Nella giornata di sabato la polizia scientifica ha perquisito e fatto accertamenti nell'appartamento di Manuela Bianchi, nuora di Pierina nonché sua dirimpettaia. La polizia scientifica ha utilizzato il luminol per cercare tracce di sangue o altre sostanze biologiche che potrebbero essere state presenti nell'abitazione o nella scala sotterranea dove è stato trovato il cadavere dell'anziana.

Il luminol viene infatti impiegato come reagente chimico per rilevare appunto residui di sangue latenti, cioè non visibili ad occhio nudo perché rimossi o lavati via da una superficie. Le risultanze che emergeranno dalle analisi saranno determinanti per capire se qualcosa sia accaduto all’interno dei due immobili attenzionati.

Per comprendere se davvero l'anziana è stata uccisa nel garage dove è stato rinvenuto il corpo o la scena del crimine primaria sia da collocarsi altrove. Secondo quanto emerso, inoltre, nelle ultime ore sarebbe stato perquisito anche l'appartamento del fratello di Manuela, residente a Riccione.

L’aggressione al figlio di Pierina Paganelli

Giuliano Saponi è il figlio di nonna Pierina che si trova ricoverato in ospedale dallo scorso 7 maggio dopo essere stato vittima di un grave incidente. L’uomo, le cui condizioni di salute sono ancora precarie e che riscontra anche difficoltà nel parlare, non avrebbe contezza di chi e come lo abbia ridotto in quello stato solo qualche mese fa. Giuliano è stato ritrovato sul ciglio della strada con le ossa del cranio e del viso rotte a poche centinai di metri dalla sua abitazione.

Alla luce di quanto accaduto a nonna Pierina, è ipotizzabile che le due vicende siano collegate tra loro e che chi ha fatto del male a Giuliano è lo stesso, o la stessa, che ha barbaramente ucciso Pierina per poi tentare maldestramente di depistare le indagini simulando un approccio sessuale con la vittima. Dato che la donna è stata trovata riversa a terra con il body slacciato. Dunque, qualcuno di vicino a madre e figlio ha voluto finire un lavoro cominciato lo scorso 7 maggio con l’aggressione a Giuliano e terminato con l’aggressione, questa volta fatale, alla povera Pierina Paganelli.

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Dottoressa Anna Vagli, giurista, criminologa forense, giornalista- pubblicista, esperta in psicologia investigativa, sopralluogo tecnico sulla scena del crimine e criminal profiling. Certificata come esperta in neuroscienze applicate presso l’Harvard University. Direttore scientifico master in criminologia in partnership con Studio Cataldi e Formazione Giuridica
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