Ancora tensione in Libia. Il governo di Fayez Al Sarraj denuncia violazioni della tregua, lanciata a partire dalla mezzanotte di ieri, "a Salaheddin e a Wadi Rabie, pochi minuti dopo la sua entrata in vigore" e ribadisce che "la piena attuazione del cessate il fuoco potrà avvenire solo con il ritiro dell'aggressore da dove è venuto", in riferimento al generale Haftar. È quanto si legge in un comunicato del governo di Tripoli. "In caso di ulteriori violazioni – continua la nota – non resteremo a guardare. La nostra risposta sarà violenta e ferma". Inoltre, sia l'esecutivo appoggiato dall'Onu, lo Gna, sia le forze fedeli al generale Khalifar Haftar hanno affermato che ci sono stati combattimenti nella capitale Tripoli.

Anche alcuni media pro Haftar hanno segnalato violazioni al cessate il fuoco entrato in vigore dalla mezzanotte in Libia. "Le milizie che fanno capo al governo di accordo nazionale libico hanno violato la tregua su più di un fronte con ogni tipo di armi, compresa l'artiglieria", ha affermato Al-Mabrouk Al-Gazawi dell'Esercito nazionale libico al sito informativo libico Al Marsad, assicurando tuttavia il rispetto dell'ordine del cessate il fuoco.

Era stato proprio il generale a dichiarare una tregua in Libia a partire dalle 00.01 di domenica 12 gennaio, accettando così quanto contenuto nell'intesa siglata giorni fa tra Mosca e Ankara. "La nostra reazione sarà severa se la tregua verrà violata dal campo nemico", si legge in un breve comunicato delle milizie del generale. Su di lui aveva esercitato una particolare pressione proprio il presidente russo Vladimir Putin, mentre dal canto su Al Sarraj, durante il suo incontro con il premier italiano Giuseppe Conte a Roma, aveva detto: "Accogliamo ogni iniziativa per il cessate il fuoco, a partire da quella tra Turchia e Russia, ma non può avvenire senza il ritiro dell'aggressore Haftar di cui non ci fidiamo". La tregua è arrivata ma è durata meno di 12 ore.

A seguito della notizie in arrivo da Tripoli, proprio il presidente del Consiglio, Conte, ha avuto alcune conversazioni telefoniche rispettivamente con Al Sarraj, con Angela Merkel e con Vladimir Putin. Al centro dei colloqui vi sono stati i recentissimi sviluppi sul dossier libico, con particolare riferimento all'attuale "cessate il fuoco" e alla prosecuzione del processo di Berlino.