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Chi era Abdesalem Lassoued, l’attentatore di Bruxelles ucciso dalla polizia dopo la sparatoria

Abdesalem Lassoued, 45 anni di origini tunisine, è l’attentatore ucciso dalla polizia a Bruxellex: l’uomo ha sparato a due cittadini svedesi procurandone la morte. Nel 2020 era stata respinta la sua richiesta di asilo politico e già nel 2016 si sospettava un suo percorso di radicalizzazione all’Islam.
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A cura di Davide Falcioni
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Si chiama Abdesalem Lassoued, ha 45 anni, ed è un uomo di origini tunisine residente da tempo a Schaarbeek, quartiere di Bruxelles. È lui il sospetto terrorista che ieri sera ha ucciso due cittadini svedesi, ferendone un terzo, per poi darsi alla fuga. L'attentatore, ferito questa mattina dalla polizia in un bar, è morto dopo il trasporto in ospedale; in passato si era visto respingere la domanda di asilo ma poi "era sparito dai radar". In precedenza era passato anche dall'Italia, frequentando Bologna e Genova.

Chi era Abdesalem Lassoued, il terrorista ucciso a Bruxelles dopo l'attentato

È quanto ha affermato questa mattina la segretaria di Stato del Belgio per l'Asilo e la Migrazione, Nicole de Moor, parlando ai giornalisti in una conferenza stampa sull'attacco nel centro della capitale belga. Il presunto attentatore, ha riferito de Moor, "aveva presentato una domanda di asilo nel nostro Paese nel novembre 2019. Ha ricevuto una decisione negativa nell'ottobre 2020 e poco dopo è scomparso dai radar". "È stato ufficialmente cancellato dal registro nazionale del comune il 12 febbraio 2021 e quindi non è stato possibile rintracciarlo per organizzare il suo ritorno. Non ha mai soggiornato in un centro di accoglienza Federale. Non è mai stato presentato dalla polizia dopo un'intercettazione all'Ufficio stranieri per consentire il suo rimpatrio. Di conseguenza, l'ordine di lasciare il Paese, emesso nel marzo 2021, non è mai stato emesso", ha proseguito la ministra.

I video sui social prima dell'attentato

Lassoued, che si fa chiamare anche Slayem S., ieri sera, poco prima dell'attentato, ha pubblicato sui social un video in cui diceva in arabo di aver "assassinato tre svedesi” (in realtà due sono stati uccisi e uno gravemente ferito). Nel filmato il 45enne si definisce un "guerriero sulla via verso Allah". "Viviamo secondo la via della nostra fede e moriamo secondo la via della nostra fede". Quindi ripete di nuovo il suo nome e dice: "Ho ucciso tre svedesi, lode ad Allah".

Non solo: il sospetto terrorista ha pubblicato un post su Facebook prima dell'attentato di ieri in cui si riferiva all'omicidio di un bambino palestinese-americano di 6 anni negli Stati Uniti. Il ragazzino era stato accoltellato dal padrone di casa di sua madre. L'autore del reato ha poi raccontato alla polizia di aver preso di mira entrambe le vittime a causa della loro fede islamica e in risposta al recente attacco di Hamas contro Israele. "Hanno definito un crimine brutale il bambino ucciso oggi in America con 26 coltellate perché era musulmano. Se il ragazzo assassinato fosse stato cristiano e l’assassino musulmano, lo avrebbero chiamato terrorismo", ha scritto Lassoued nell’articolo.

Sedici ore prima dell'attacco, Lassoued ha pubblicato sui social anche immagini relative al conflitto nella Striscia di Gaza, tuttavia secondo la procura federale non esiste alcun legame tra la sparatoria di Bruxelles e il conflitto israelo-palestinese. Un collegamento con la situazione svedese – dove negli ultimi mesi roghi del Corano hanno causato non poche tensioni – è possibile secondo una fonte della polizia e addirittura "molto, molto probabile" secondo una fonte politica.

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Sospetti di radicalizzazione già nel 2016

Abdesalem Lassoued era noto alla polizia belga e sospettato di traffico di esseri umani, soggiorno illegale e minaccia alla sicurezza dello Stato. "Nel luglio 2016, tramite un servizio di polizia straniero, ci sono state inviate informazioni non confermate secondo cui l'uomo aveva un profilo radicalizzato e che voleva partire per una zona di conflitto jihadista", ha detto questa mattina il ministro della giustizia Vincent Van Quickenborne in conferenza stampa. "C’erano moltissime notizie del genere all’epoca, soprattutto nel bel mezzo della crisi terroristica. C’erano dozzine di segnalazioni di questo tipo ogni giorno”, ha continuato Van Quickenborne. L'informazione è stata esaminata, ma non è stato possibile fare altro. "Inoltre, all'interno dei nostri servizi non erano noti indizi concreti di radicalizzazione, motivo per cui la persona non figurava nell'elenco dell'OCAD."

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