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Si indaga sulla rete di conoscenze italiane di Abdesalem Lassoud, l’attentatore di Bruxelles

Si indaga su una possibile rete di conoscenze italiane di Abdesalem Lassoud, l’uomo che nella serata di ieri ha ucciso due persone a Bruxelles. Stando a quanto reso noto da fonti investigative a Fanpage, l’uomo sarebbe stato identificato dalle forze dell’ordine sul territorio italiano nel 2011, 2012 e nel 2016.
A cura di Gabriella Mazzeo
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Sono in corso le indagini di Ros e Digos sulla rete di conoscenze italiane di Abdesalem Lassoued, l'uomo che nella serata di ieri ha ucciso due persone a Bruxelles. Al caso lavorano Ros e Digos, in collaborazione con l'autorità giudiziaria di Bologna. Le forze dell'ordine mantengono per ora il massimo riserbo sulle indagini legate a una possibile rete italiana dell'attentatore che nella serata di ieri ha aperto il fuoco contro due cittadini svedesi. Quello che è noto, è che il 45enne era già stato identificato a Terni circa 11 anni fa.

Secondo quanto riferito da fonti investigative a Fanpage, l'attentatore è stato fermato durante un normale controllo di routine delle forze dell'ordine italiane nel mese di febbraio 2012. Dopo i primi controlli, Abdesalem sarebbe andato in Svezia, dove è rimasto in carcere dal 2012 fino al 2014. Per il suo arresto, non sono stati specificati dal portavoce dell'Ufficio svedese per l'immigrazione i motivi che hanno portato alla pena detentiva.

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L'arrivo in Europa e la radicalizzazione

La sua storia in Europa è iniziata nel 2011, quando l'attentatore è stato fotosegnalato per la prima volta a Porto Empedocle a gennaio 2011. Da allora, fino a febbraio 2012 circa, l'uomo si sarebbe spostato in diverse città d'Italia per poi arrivare in Svezia e in Belgio. Prima del suo arrivo in Svezia, dove l'uomo fu detenuto per un lasso di tempo relativamente breve, Abdesalem è stato identificato a Terni dalle forze dell'ordine italiane.

Secondo le prime informazioni su di lui, la radicalizzazione sarebbe arrivata solo dal 2016 e quel percorso lo avrebbe portato a decidere di partire per andare a combattere con un'organizzazione jihadista. La segnalazione era arrivata agli uffici ministeriali del Belgio, ma era stata solo analizzata dalle autorità che non avrebbero mai trovato indizi concreti. "Ricevevamo molte segnalazioni sulle radicalizzazioni all'epoca – ha spiegato il ministro della giustizia Vincent Van Quickenborne -. C'erano dozzine di segnalazioni di questo tipo ogni giorno, soprattutto nel mezzo della crisi terroristica. Ai nostri servizi non erano noti indizi concreti".

Sempre nel 2016, l'attentatore sarebbe stato identificato dalla polizia a Bologna, ma poi sarebbe scomparso nel nulla. Nel 2019, l'uomo aveva fatto richiesta d'asilo in Belgio, ma aveva ricevuto parere negativo nel 2020. Dopo poco, sarebbe scomparso dai radar. L'uomo non ha mai soggiornato in un centro di accoglienza Federale. Non è mai stato presentato dalla polizia dopo un'intercettazione all'Ufficio stranieri per consentire il suo rimpatrio. Di conseguenza, l'ordine di lasciare il Paese, emesso nel marzo 2021, non è mai stato emesso".

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