20 Dicembre 2021
12:04

Civili torturati e gettati in fosse comuni: in Birmania esercito compie stragi di massa punitive

Il governo militare in Myanmar (Birmania) ha compiuto 4 diverse stragi di civili nel mese di luglio per controllare le proteste a favore della democrazia.
A cura di Gabriella Mazzeo

Quattro uccisioni di massa di civili in Myanmar per mano dell'esercito. Almeno 40 civili sono morti dopo atroci torture. I corpi sono stati sepolti in fosse comuni. Questo è quanto emerge da un'inchiesta della Bbc. L'emittente britannica ha raccolto le testimonianze di alcuni civili che hanno raccontato l'accaduto. Si tratta di quattro distinti episodi avvenuti a Kani Township, nel distretto di Yinmabin. Si tratta di una roccaforte dell'opposizione al governo militare e le uccisioni sarebbero state punizioni collettive per controllare le ribellioni a favore della democrazia. L'esercito ha infatti dovuto affrontare la resistenza dei civili quando ha preso il controllo del Paese dopo aver deposto il governo guidato da Aung San Suu Kyi.

Sono 11 i testimoni che hanno raccontato alla Bbc quanto avvenuto in Birmania. A loro hanno sottoposto filmati e fotografie fornite dalla redazione da Myanmar Witness, una Ong con sede nel Regno Unito che indaga sulle violazioni dei diritti umani nel Paese. La retata più violenta è avvenuta nel villaggio di Yin: almeno 14 persone sono state torturate a morte e poi gettate in un burrone che in breve è diventato una vera e propria fossa comune. Le vittime sono state legate con delle corde e poi picchiate prima di essere giustiziate. "Non potevamo continuare a guardare. Abbiamo tenuto la testa bassa e abbiamo pianto" ha riferito una donna il cui fratello, nipote e cognato sono stati uccisi nella retata. "Abbiamo implorato, abbiamo chiesto di smettere, ma all'esercito non importava. Alle donne hanno chiesto di fare le loro ultime preghiere per mariti, figli, padri e fratelli perché a breve li avrebbero uccisi".

Un altro sopravvissuto che è riuscito a fuggire ha raccontato che i militari hanno usato anche pietre e calci di fucile per i pestaggi. "Sono stati torturati tutto il giorno fino a quando non hanno chiesto di morire" ha riferito. Molti dei soldati che hanno partecipato al massacro sono poco più che ragazzini. "C'erano tanti 17enni e 18enni. Con loro però c'erano anche uomini più grandi e una sola donna" ha riferito il testimone. Altre 12 persone sono state uccise a fine luglio nel vicino villaggio di Zee Bin Dwin. Tra i corpi ritrovati in una fossa comune anche quello di un bambino e di un disabile. Molti cadaveri sono stati mutilati. Altri corpi sono stati ritrovati legati agli alberi. Il filmato raccolto dalla BBC mostra anche il cadavere di un anziano. Addosso chiari segni di tortura. "Suo figlio e suo nipote sono fuggiti quando i militari sono arrivati nel villaggio – spiega un familiare della vittima -. Lui era rimasto pensando che lo avrebbero risparmiato in quanto anziano, ma così non è stato".

Secondo quanto riportato dall'emittente britannica, si tratterebbe di uccisioni di massa che nulla hanno a che fare con oppositori politici. Una vera e propria punizione fatta rivalere sui civili. I combattimenti tra i militari e gruppi di miliziani civili di resistenza si erano intensificati nei mesi prima dei raid nei pressi di Zee Bin Dwin. I sopravvissuti hanno spiegato ai giornalisti di aver cercato di difendere i familiari uccisi. "Nessuno di loro ha partecipato a scontri armati – ha raccontato una donna che ha perso il fratello in uno dei blitz di luglio -. Ho provato a dire che mio fratello non sa neppure come sia fatta un'arma, ma non hanno sentito ragioni. Mi hanno solo detto di non parlare e che mi avrebbero uccisa se avessi continuato".

La maggior parte dei media locali non ha potuto denunciare la situazione. Persino i media stranieri sono stati ostacolati nella realizzazione di reportage sul colpo di Stato in Myanmar. Realizzare servizi sul posto è diventato praticamente impossibile. Il viceministro dell'informazione e portavoce militare Zaw Min Tun non ha negato le uccisioni di massa. Ha invece spiegato che cose del genere "possono succedere quando i civili si pongono come nemici". Secondo il viceministro sarebbe stata un'azione di "difesa".

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1 di askanews
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