Alcune giovani manifestanti cilene ferite agli occhi dai proiettili di gomma sparati dalle forze dell’ordine (Istituto nazionale per i diritti umani del Cile)
in foto: Alcune giovani manifestanti cilene ferite agli occhi dai proiettili di gomma sparati dalle forze dell’ordine (Istituto nazionale per i diritti umani del Cile)

In Cile non si fermano le manifestazioni e le proteste contro le disuguaglianze sociali ed economiche. E il bilancio della repressione diventa ogni giorno sempre più grave. In tre settimane sono morte 23 persone, di cui 5 per mano dell’esercito e dei carabinieri, chiamati dal presidente Sebastián Piñera a ristabilire l’ordine. Ma a preoccupare è anche il numero di manifestanti colpiti agli occhi dai proiettili di gomma e dai gas lacrimogeni sparati ad altezza d'uomo dalle forze di sicurezza. Il rapporto presentato dall'Istituto nazionale per i diritti umani del Cile (Indh), parla di 177 persone con gravi lesioni alla vista. Di queste, almeno 26 hanno perso completamente l’uso di un occhio, secondo l'unità di oftalmologia dell'ospedale Salvador di Santiago, la capitale cilena. “Lunedì scorso – ha detto il medico Mauricio Lopez – abbiamo avuto in un'ora 10 persone con questo tipo di ferite”.

“Ho sentito un forte colpo al naso – ha affermato Soto, un manifestante di 23 anni – è stato tutto così improvviso. Non riuscivo a vedere nulla dall'occhio destro e quando l'ho toccato la mia mano era piena di sangue”. Soto è stato colpito da una pallottola di gomma di 9 millimetri in dotazione alle forze antisommossa cilene. “Le lesioni oculari – sottolinea una nota dell’Istituto per i diritti umani – sono di una gravità assoluta”. La Società oftalmologica del Cile descrive l’elevato numero di feriti come "un’emergenza sanitaria".

Aghi infilati sotto le unghie: la tortura dei carabinieri ad uno studente

Le mani del giovane che ha denunciato di essere stato torturato dai carabinieri cileni (Regionalista.cl)
in foto: Le mani del giovane che ha denunciato di essere stato torturato dai carabinieri cileni (Regionalista.cl)

In tutto il Paese continuano ad emergere anche altri gravi casi di violenze da parte dell’esercito e dei carabinieri. Ad Antofagasta, una città portuale nel Cile settentrionale, uno studente ha denunciato di essere stato torturato in quello che sembra essere un centro gestito dalla polizia. Il 6 novembre, il giovane è stato fermato verso le 5 di mattina da alcuni carabinieri in borghese mentre stava aspettando l’autobus. Dopo averlo costretto a salire sul loro mezzo, lo hanno immobilizzato con un Taser, la pistola elettrica. Ammanettato e bendato, il ragazzo è stato condotto in una casa dove – secondo il suo racconto – c’erano altre persone detenute. Lo studente, durante l’interrogatorio durato diverse ore, ha affermato di essere stato torturato: i carabinieri gli avrebbero infilato degli aghi sotto le unghie per fargli confessare chi erano i leader delle manifestazioni. “Vuoi che ti buttiamo nel torrente o ti seppelliamo nel deserto?", le minacce per costringerlo a parlare. Dopo diverse ore è stato lasciato all'ingresso di Antofagasta.

Il presidente Piñera accusato di crimini contro l’umanità

Il presidente del Cile, Sebastián Piñera (Gettyimages)
in foto: Il presidente del Cile, Sebastián Piñera (Gettyimages)

Un gruppo di avvocati ha presentato in un tribunale di Santiago una causa contro il presidente Piñera per presunti crimini contro l’umanità. Il giudice Patricio Álvarez ha accettato la denuncia e ha avviato un’indagine presso la procura della repubblica. Secondo gli avvocati, dal 18 ottobre i carabinieri e l’esercito cileno hanno commesso almeno 9 crimini, tra cui omicidi, torture, arresti illegali e abusi sessuali. Il primo caso che verrà esaminato riguarda il pestaggio di un manifestante avvenuto il 21 ottobre scorso. Il secondo episodio, invece, è quello di un adolescente di 16 anni, arrestato per aver violato il coprifuoco. “Il ragazzo – ha spiegato il procuratore – è stato picchiato brutalmente da due carabinieri che sono già stati identificati”. Il pubblico ministero di Santiago, Manuel Guerra, ha dichiarato che per il reato di tortura richiederà una pena minima di cinque anni di reclusione.

Da quando sono iniziate le proteste sono oltre 5.000 gli arrestati. Numerosi i casi di violenze sessuali e torture.

Nel frattempo, la Commissione interamericana per i diritti umani (Iachr) ha chiesto al ministero degli Esteri cileno l'autorizzazione per visitare il Paese con l'obiettivo di verificare le accuse di violazioni dei diritti umani delle ultime settimane. "Lo Iachr, su richiesta di un centinaio di organizzazioni, istituzioni e movimenti per i diritti umani del Cile, ha formalizzato una richiesta allo Stato per una visita in loco allo scopo di osservare la situazione generale dei diritti umani durante le proteste sociali", ha scritto l'organizzazione nel suo account Twitter.

Le riforme sociali non fermano le proteste

Manifestanti a Santiago con la bandiera del Cile (Gettyimages)
in foto: Manifestanti a Santiago con la bandiera del Cile (Gettyimages)

Le riforme sociali promesse da Piñera non hanno avuto alcun effetto sulla popolazione cilena che continua a scendere in piazza in tutto il Paese chiedendo le dimissioni del governo e dello stesso presidente. Le proteste degli studenti, iniziate il 7 ottobre contro l’aumento del prezzo del biglietto della metropolitana, si sono allargate fino a sfociare in veri e propri disordini, con incendi e saccheggi a supermercati e negozi. Il 19 ottobre il presidente cileno ha decretato lo stato di emergenza e il coprifuoco. L’esercito, inoltre, è stato inviato a pattugliare le strade della capitale. La peggior crisi mai registrata in Cile da trent'anni sembra aver riportato lo Stato sudamericano agli anni bui della repressione militare vissuta durante la dittatura di Augusto Pinochet (1973-1990). Come ha riconosciuto la stessa procura generale cilena, i morti sono 23, di cui appunto 5 uccisi dalle forze dell’ordine.

L’aumento da 800 a 830 pesos (circa 1,05 euro) del biglietto della metropolitana della capitale Santiago da solo non spiega le ragioni della protesta. Il malcontento popolare, infatti, è più profondo e va ricercato nel costo della vita sempre più alto, negli stipendi e pensioni che non consentono di arrivare alla fine del mese e hanno portato sempre più cileni ad indebitarsi, nell'insufficienza di risorse pubbliche destinate a educazione e sanità, ormai in mano privata.