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Errore nella Certificazione Unica, lavoratori rischiano di perdere lo sconto Irpef: cosa controllare

A causa di un errore piuttosto diffuso nella compilazione della Certificazione unica, diversi lavoratori e lavoratrici rischiano di perdere il bonus Irpef legato al taglio del cuneo fiscale. Per assicurarsi che la CU sia compilata nel modo corretto bisogna controllare la casella 718, o affidarsi a un Caf.
A cura di Luca Pons
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Il taglio del cuneo fiscale, modificato dal governo Meloni con la legge di bilancio 2025, non ha ancora iniziato a dare i suoi frutti ma già crea qualche problema. Diversi datori di lavoro, infatti, hanno sbagliato nella compilazione della Certificazione unica 2026, dove erano apparse delle nuove caselle per far funzionare la misura.

Solo che le Certificazioni uniche, inviate ogni anno, sono la base per la dichiarazione dei redditi precompilata. E così, se c'è un calcolo sbagliato, il rischio è che chi ha i requisiti per ottenere lo sconto fiscale che vale fino a mille euro all'anno, resti senza. Anche l'Inps aveva commesso un errore, inizialmente: ben due milioni di CU errate erano state inviate. Poi l'Istituto le ha corrette. Ma non tutti i datori di lavoro se ne sono accorti e hanno fatto lo stesso.

Il nuovo taglio del cuneo e lo sconto fiscale da mille euro

Il meccanismo è piuttosto intricato a livello tecnico, ma la sostanza è questa: il taglio del cuneo fiscale, per come è stato varato nel 2025, consiste in uno sconto fiscale per dipendenti e pensionati che vale attorno ai mille euro all'anno. Per ottenere questo bonus Irpef è necessario avere un reddito complessivo (quindi inclusi stipendio, eventuali entrate da lavoro autonomo, rendite, altri introiti economici…) che non supera i 40mila euro all'anno.

Più nel dettaglio: per chi guadagna più di 20mila euro, il bonus è riconosciuto come una "somma aggiuntiva", esentasse, inserita in busta paga, che vale tra il 4,8% e il 7,1% dello stipendio. Per chi supera questa soglia e prende fino a 32mila euro c'è invece una detrazione fiscale – che quindi si ‘scarica' quando si fa la dichiarazione dei redditi – che vale mille euro. Oltre i 32mila euro, la detrazione scende leggermente, e diventa pari a zero per chi guadagna più di 40mila euro in un anno.

La Certificazione Unica 2026 e la casella 718

Il 2026 è il primo anno in cui questo taglio del cuneo fiscale viene messo in atto, dato che la dichiarazione dei redditi riguarda proprio i guadagni registrati nel 2025. Dunque quest'anno, i contabili hanno dovuto adeguarsi al nuovo modello. E nella Certificazione unica sono spuntate delle nuove caselle, che servono a far funzionare il meccanismo.

In particolare, creare problemi è stata la casella 718. Questo è il numero che va tenuto a mente, perché andrà controllato per verificare se ci sono errori. La casella 718 serve semplicemente a dire se una certa somma "concorre alla formazione del reddito" per il taglio del cuneo oppure no. Ovvero, se va tenuta in considerazione nel calcolo del reddito, per vedere se la persona in questione ha diritto al bonus fiscale, o va ignorata. Se c'è il numero 1, vuole dire che quella somma fa parte del reddito; se c'è il numero 2, vuole dire invece che non ne fa parte.

Per esempio: i guadagni dovuti allo stipendio mensile fanno parte del reddito, quindi a fianco di quella somma, nella casella 718, ci deve essere il numero 1. Lo stesso vale per quelle indennità che servono a sostituire lo stipendio, come la maternità, la malattia, cassa integrazione o la Naspi. Questo è l'errore che aveva fatto l'Inps: vicino a quelle somme aveva messo il numero 2. Così, erano escluse dal calcolo del reddito. L'Istituto è intervenuto, ma la situazione non si è risolta del tutto.

Come verificare se la CU è sbagliata

Il problema è che, come il consorzio nazionale Caaf Cgil ha segnalato, molti datori di lavoro hanno commesso errori simili. Le informazioni della CU vengono utilizzate direttamente dall'Agenzia delle Entrate per creare la dichiarazione dei redditi precompilata. Chi non verifica, quindi, può ritrovarsi con una dichiarazione che non torna ma non sapere il perché. Il motivo potrebbe essere che, a causa di un errore del datore di lavoro nella Certificazione unica, alcuni redditi non sono stati considerati, o viceversa, delle somme che andavano escluse sono state tenute dentro.

La soluzione più semplice, da questo punto di vista, è rivolgersi a un Caf. Far consultare a un esperto la propria Certificazione unica può rivelare subito se c'è un errore o no nella famosa casella 718.

Tuttavia, anche se il contabile trova un problema, non è in grado di correggerlo. Solamente il datore di lavoro può emettere una nuova CU, questa volta con l'indicazione esatta. Qui c'è un altro ostacolo: la legge prevede una sanzione per chi cambia una Certificazione unica dopo averla già inviata. La multa vale 33 euro se la correzione avviene entro il 16 maggio, o 100 euro se avviene dopo. Può sembrare piccola, ma per aziende o enti che hanno centinaia o migliaia di dipendenti diventa una bella somma. Perciò, la Cgil sta chiedendo al ministero dell'Economia di sospendere le sanzioni.

Le categorie di lavoratori colpite

Potenzialmente chiunque può ritrovarsi con un errore nella propria Certificazione unica. È utile verificarlo in ogni caso: i redditi da lavoro dipendente o indennità correlate (maternità, ecc.) dovrebbero avere il numero 1 nella casella 718; gli altri tipi di reddito dovrebbero avere il numero 2.

Detto questo, Caaf Cgil ha segnalato di aver riscontrato anomalie soprattutto in alcuni settori. I docenti precari con supplenze discontinue, ad esempio. O le casse edili, che hanno circa un milione di iscritti e in cui ci sarebbe un possibile errore per quanto riguarda l'Anzianità professionale edile (Ape); o ancora le CU inviate dal fondo dei lavoratori interinali Formatemp, o ai detenuti che lavorano per l'amministrazione penitenziaria. Queste categorie, quindi, sono particolarmente interessate a fare verifiche.

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