La rivalutazione delle pensioni annunciata dal governo ci sarà. Era stata data per certa dopo l’incontro tra l’esecutivo e i sindacati, ma era scomparsa nelle bozze della manovra circolate negli scorsi giorni. L’ultima bozza della legge di Bilancio, invece, torna a prendere in considerazione il tema dell’indicizzazione delle pensioni, mantenendo le promesse strappate dalle sigle sindacali. La rivalutazione sarà completa per gli assegni tra le tre e le quattro volte il minimo (tra i 1.500 e i 2mila euro circa): il che vuol dire che si pone rimedio allo stop voluto dal precedente governo (quello formato da Lega e M5s) che aveva bloccato parte degli aumenti delle pensioni già previsti. In realtà la rivalutazione delle pensioni inciderà in parte minima su chi riceve l’assegno previdenziale, trattandosi di pochi euro in più l’anno. Mentre rimane invariato, per il 2020, l’assegno di chi riceve una pensione superiore a quattro volte il minimo. L’impegno del governo, però, guarda anche oltre il 2022, quando la rivalutazione dovrebbe essere rimodulata favorendo, rispetto ad oggi, anche chi percepisce assegni più alti.

Piena rivalutazione per le pensioni entro quattro volte il minimo

La novità della manovra in tema di pensioni riguarda, quindi, l’indicizzazione solamente per quelle corrispondenti a una cifra che va tra le tre e le quattro volte il minimo. Sotto questa soglia la rivalutazione era già piena. Per chi rientra invece tra 1.522 e i 2.029 euro l’adeguamento non sarà più del 97% (come avvenuto lo scorso anno, con l’obbligo per alcuni pensionati di restituire parte dell’assegno ricevuto prima in misura maggiore) ma del 100%. Una piena rivalutazione che varrà per il 2020 e il 2021.

La rivalutazione delle pensioni sopra i 2mila euro

Non ci sono variazioni, invece, per quanto riguarda gli assegni superiori a quattro volte il minimo. Per il 2020 e il 2021 rimangono le cifre già stabilite lo scorso anno. Nello specifico, per le pensioni tra le quattro e le cinque volte il minimo (quindi tra i 2.029 e i 2.537 euro) la rivalutazione sarà del 77%. Per i trattamenti tra le cinque e le sei volte il minimo (tra 2.537 e 3.044 euro) la rivalutazione è del 52%. Per quelli tra le sei e le otto volte il minimo (tra 3.044 e 4.059 euro) il tasso è del 47%. Si scende ancora, al 45%, per gli assegni tra le otto e le nove volte il minimo (quindi tra 4.059 e 4.566 euro). Infine per chi percepisce un assegno previdenziale superiore a nove volte il minimo (quindi sopra i 4.569 euro) la rivalutazione è del 40%.

Come cambierà la rivalutazione delle pensioni dal 2022

Lo stesso articolo della legge di Bilancio prevede una modifica della rivalutazione delle pensioni a partire dal 2022. Dal primo gennaio di quell’anno l’indice di rivalutazione automatica verrà sì confermato al 100% per i trattamenti fino a quattro volte il minimo, ma cambierà per chi è al di sopra di quella soglia. Per chi riceve un assegno tra le quattro e le cinque volte il minimo la rivalutazione sarà del 90%. Poi, per tutti coloro i quali superino quella cifra (che, come detto, è di 2.537 euro) la rivalutazione sarà del 75%.