Non solo quota 100. La legge di Bilancio nella sua ultima versione, con il maxi-emendamento presentato in commissione al Senato, va a toccare il tema delle pensioni anche sotto altri aspetti. Con tagli sia alle pensioni d’oro che all’indicizzazione dell’assegno previdenziale. Il che vuol dire un risparmio per le casse dello Stato, ma anche un taglio agli assegni ricevuti dai pensionati. Per quanto riguarda le pensioni d’oro il taglio andrà dal 15% al 40%, partendo da una soglia di 100mila euro annui. I tagli invece arrivano al 60% sulle indicizzazioni delle pensioni, con l’adeguamento ridotto per i prossimi tre anni.

Il taglio alle pensioni d’oro

Il taglio alle pensioni d’oro sarà valido a partire dal 2019 e per i prossimi cinque anni. In totale si prevedono cinque aliquote: si parte da una riduzione del 15% per i redditi tra 100mila e 130mila euro lordi. Che sale al 25% per gli assegni tra 130mila e  200mila euro. Tagli del 30% tra i 200mila e i 350mila euro. Il contributo di solidarietà diventa del 35% per chi riceve tra i 350mila e i 500mila euro l’anno di pensione. Infine, per chi ha un assegno previdenziale annuo superiore ai 500mila euro il taglio è del 40%. Con questa misura il governo si attende un risparmio da 76 milioni per il 2019. Cifra ben distante dall’iniziale ipotesi avanzata, negli scorsi mesi, dal vicepresidente del Consiglio, Luigi Di Maio, quando parlava di un miliardo di risorse così recuperate. Nel 2020 il risparmio salirà a 80 milioni, nel 2021 a 83, nel 2022 e nel 2023 a 90 milioni. A essere toccati dal contributo di solidarietà saranno 24mila pensionati, stando a quanto riportato nella relazione tecnica.

Lo stop alle indicizzazioni

Il taglio delle indicizzazioni riguarderà le pensioni sopra i 1.500 euro. Si riceverà un assegno pieno solo per chi ha una pensione al di sotto dei 1.522 euro, ovvero tre volte il minimo. Il taglio per tre anni dell’adeguamento delle pensioni cambia in base all’assegno mensile. La decurtazione può arrivare fino al 60% per cifre superiori ai 4.566 euro mensili. Mentre la piena indicizzazione arriva solamente per chi prende meno di 1.522 euro. Per il resto vengono previste sei fasce di tagli. Ci sarà un adeguamento del 97% per chi riceve assegni fino a 2.029 euro; del 77% sotto i 2.537; del 52% fino a 3.042; del 45% fino a 4.566 e del 40% sopra i 4.566, ovvero nove volte il minimo.

La quota 100

La novità più rilevante sul tema della quota 100, ovvero la possibilità di anticipare la pensione e ritirarsi dal lavoro ad almeno 62 anni di età e con almeno 38 di contributi, riguarda i fondi stanziati. Che scendono da 6,7 a 4,7 miliardi con la rivisitazione della manovra in seguito all’accordo con la Commissione europea. Una cifra che salirà a 8 miliardi nel 2020 e a 7 miliardi nel 2021. Secondo le stime del governo, ad aderire sarà l’85% dei potenziali beneficiari, cioè circa 315mila persone. Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, assicura che la misura partirà dal primo aprile. Mentre il governo ha più volte sottolineato che non ci saranno penalizzazioni, anche se in realtà l’assegno sarà più basso perché chi aderisce a quota 100 versa meno anni di contributi. Rimangono i paletti già anticipati negli scorsi giorni: le finestre trimestrali (semestrali in caso di domande maggiori del previsto e per la pubblica amministrazione) e il divieto di cumulo.