Quota 100, insieme al reddito di cittadinanza, costituisce il cuore della manovra di bilancio che l'Italia si appresta a varare. La riforma pensionistica pensata come superamento della legge Fornero prevede che i lavoratori possano andare in pensione prima rispetto a quanto stabilito dalla normativa vigente a patto di aver raggiunto almeno 62 anni di età e 38 anni di contributi versati. Nel corso di una serie di riunioni intercorse alla presenza di rappresentanti del governo M5S-Lega e dell'Inps, quota 100 ha subito una serie di limature e il provvedimento in dirittura d'arrivo sarà dunque leggermente differente rispetto a quanto annunciato dall'esecutivo qualche mese fa.

Secondo quanto riportato da Il Messaggero, non esisterà più una soglia fissa per il divieto di cumulo (36 mesi secondo l’ultima ipotesi portata al tavolo), ma si sarebbe deciso di proporre una soglia variabile: in sostanzia, chi anticiperà la pensione di un anno non potrà cumulare l’assegno con un reddito da lavoro per i successivi 12 mesi. Per chi invece deciderà di uscire due anni dal mondo del lavoro, il divieto sarà di 24 mesi; con tre anni di anticipo si salirà invece a 36 mesi, con quattro anni a 48 mesi, fino ad arrivare a cinque anni di anticipo e un pari tempo di divieto di cumulo.

Per usufruire di quota 100, i lavoratori interessati dovranno rispettare le cosiddette "finestre" di uscita trimestrale che verranno introdotte per il settore privato: chi avrà già maturato i requisiti pensionistici disposti dalla misura, dovrebbe incassare la prima pensione, nel caso in cui scelga l’uscita anticipata, ad aprile 2019. Regole diverse, invece, per i dipendenti statali: oltre alla finestra trimestrale, i dipendenti pubblici dovranno dare un preavviso di almeno sei mesi. In sostanza, dunque, uno statale che abbia maturato i requisiti potrà ricevere il primo assegno pensionistico a ottobre 2019.

"Questa differenziazione tra dipendenti pubblici e dipendenti privati resterà in vigore per due anni, per dare tempo al ministero della funzione pubblica di organizzare i concorsi ed evitare vuoti di organico nella pubblica amministrazione", ha spiegato il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon. "Con lo stesso obiettivo verrebbe anche sospesa il pensionamento con l’età ordinamentale, una regola che vale solo per gli statali, e che permette alle amministrazioni di collocare a riposo i propri dipendenti al compimento dei 65 anni di età. Passati 24 mesi, dunque, le regole per dipendenti privati e statali diventeranno identiche. Per i dipendenti pubblici si sta provando a sciogliere anche il nodo del trattamento di fine servizio. Gli statali, in base alle vecchie regole della spending review, incassano la loro liquidazione con 24 mesi medi di ritardo una volta lasciato il lavoro", spiega il Messaggero.

Per finanziare la misura il governo ha stanziato 7 miliardi di euro l’anno. Tuttavia il meccanismo delle finestre e il divieto di cumulo farebbero scendere, secondo le stime, il costo della riforma di 1,6-2 miliardi di euro. Una stima che, tra l’altro, presuppone che l’intera platea interessata, circa 350 mila persone, acceda al pensionamento anticipato. Più probabile, invece, che non tutti optino per lo scivolo, anche perché il prepensionamento ha un costo legato al mancato versamento dei contributi per gli anni di anticipo della pensione. Secondo le stime dell’Ufficio parlamentare di bilancio, il taglio dell’assegno potrebbe arrivare fino ad un massimo del 30% circa, anche se secondo altre stime la riduzione sarebbe nell’ordine del 10-12%.