La promessa è stata strappata dai sindacati durante il tavolo al ministero dell’Economia: il governo sbloccherà la rivalutazione delle pensioni per le cifre che vanno da tre a cinque volte il minimo. E l’indicizzazione diventerà piena. Tradotto in soldoni, i pensionati che percepiscono tra i 1.522 e 2.029 euro vedranno leggermente aumentare il loro assegno previdenziale mensile. Parliamo di cifre senza dubbio molto basse. Ciò che dovrebbe fare il governo attraverso la prossima manovra è riportare la rivalutazione della pensioni a pieno regime, passando dal 97% che è stato pagato nel 2019 al 100% del 2020. In sostanza ci sarebbe una piena rivalutazione degli assegni tra i 1.500 (circa) e 2mila euro: la scorsa legge di Bilancio, infatti, aveva bloccato gli aumenti per poter reperire risorse utili a finanziare la quota 100. Una scelta aspramente criticata dal Pd che ora, insieme alla nuova maggioranza, prova a porre un piccolo rimedio, anche se finora più che altro simbolico.

Lo scontro nel governo su pensioni e quota 100

Sul tema delle pensioni il dibattito rimane acceso sulla quota 100, con lo scontro tra Italia Viva e Movimento 5 Stelle che non si placa. I renziani vogliano l’abolizione dell’anticipo pensionistico, i 5 Stelle – affiancati da Leu – sono fortemente contrari. Potrebbero, però, cambiare le finestre d’uscita, slittando di tre mesi sia per il settore pubblico che per il privato. In ogni caso la rivalutazione delle pensioni pari a tre, quattro e cinque volte il minimo sembra cosa quasi fatta. Come evidenziato ieri da Carmelo Barbagallo, leader della Uil, dopo l’incontro al Mef: “C’è un impegno sull’indicizzazione delle pensioni, portando dal 97% al 100% di rivalutazione lo scaglione fino a duemila euro”.

Come funziona la rivalutazione delle pensioni oggi

La legge di Bilancio del 2018, varata dal primo governo Conte (formato da M5s e Lega) ha previsto un parziale blocco degli aumenti delle pensioni. Il ricalcolo partiva dai 1.522 euro mensili di assegno, ovvero tre volte il minimo. Fino a quella soglia la rivalutazione era del 100%, poi scendeva gradualmente fino a diventare – sopra i 4.500 euro – solamente del 40%. Il mancato aumento (al 100%) riguarda 5,6 milioni di pensionati, una cifra destinata a scendere se verrà mantenuto l’impegno da parte del governo. L’impatto, finora, è stato relativamente basso su molti pensionati, ma più importante su altri che hanno ‘perso’ fino a cento euro. Peraltro lo stop all’aumento pieno è stato applicato solo da aprile, quindi i pensionati hanno dovuto restituire la cifra relativa ai primi tre mesi con l’assegno di giugno, arrivato dunque più leggero del solito.