Il ricalcolo dell’assegno pensionistico per il 2019 è cosa ormai nota da qualche mese, da quando è stato previsto dalla legge di Bilancio per permettere, anche, di finanziare (con 3,6 miliardi in tre anni) la quota 100 e il reddito di cittadinanza. Oggi l’Inps, con una circolare, ha annunciato che i nuovi assegni arriveranno già da aprile con il ricalcolo – al ribasso – della cifra e che nei prossimi mesi verrà comunicato come l’istituto di previdenza chiederà indietro i soldi in più dati negli scorsi mesi. Le posizioni interessate dal ricalcolo – spiega l’Inps – sono circa 5,6 milioni. Impatto minore per 2,6 milioni, mediamente sull’importo lordo il calo è solo di 28 centesimi al mese. Ma non è così per tutti, perché in alcuni casi l’assegno si ridurrà anche di cento euro, secondo alcune stime effettuate nelle scorse settimane. Il ricalcolo riguarda solo le pensioni tre volte sopra il minimo, ovvero quelle a partire da 1.522 euro.

L’aumento delle pensioni per il 2019 era calcolato dell’1,1%: ora è minore, tranne per chi ha un assegno uguale a tre volte il minimo (in quel caso rimane invariato). Poi vengono individuate una serie di fasce e l’aumento – stabilito per far fronte all’inflazione – si riduce gradualmente. Il ricalcolo vale da gennaio e per questo motivo chi ha già ricevuto la pensione in questi mesi dovrà poi restituire una parte dell’assegno successivamente. Ma su questo punto l’istituto di previdenza non chiarisce i dettagli e sembra rimanere valida l’accusa lanciata dal Pd: le restituzioni vengono rinviate a dopo le elezioni europee. Difatti l’Inps solo “nei mesi successivi comunicherà le modalità di recupero delle somme relative al periodo gennaio-marzo 2019”. Va comunque chiarito che non si tratta di una diminuzione delle pensioni rispetto al 2018, ma la riduzione scatterà da aprile solo rispetto ai tre mesi precedenti, quando l'assegno era calcolato su un adeguamento all'inflazione maggiore.

La circolare Inps

La legge di Bilancio ha introdotto un nuovo meccanismo di rivalutazione automatica, al ribasso, dei trattamenti pensionistici per il triennio 2019-2021. Per questo l’Inps ha effettuato una nuova rivalutazione di cui, con la circolare di oggi, spiega i criteri. Dal ricalcolo – la cosiddetta rimodulazione della perequazione – vengono escluse le pensioni per le vittime di terrorismo e stragi, le prestazioni assistenziali a favore di invalidi, le pensioni sociali, l’indennità integrativa speciale e le indennità per gli ex dipendenti civili e militari delle Pa. La rivalutazione automatica resta comunque per i trattamenti pensionistici pari o inferiori a tre volte il trattamento minimo Inps.

Come viene ricalcolato l’assegno pensionistico

Per tutti gli assegni superiori a tre volte il trattamento minimo ci sarà quindi un ricalcolo basato su sei diverse fasce (più quella che rimane invariata, per un totale di sette). L’aumento sarà del 97% rispetto a quanto preventivato (quindi non dell’1,1% ma dell’1,06%) per gli assegni tra 1.522 e 2.029 euro. Del 77% (quindi 0,8%) per assegni tra 2.029 e 2.538 euro. Del 52% (quindi 0,57%) per i trattamenti tra i 2.538 e i 3.046 euro. Del 47% (lo 0,52%) tra i 3.046 e i 4.061 euro. Del 45% per (0,49%) per i trattamenti tra 4.061 e 4.569. E infine del 40% per i trattamenti superiori a nove volte il minimo Inps (parliamo di cifre superiori ai 4.570 euro mensili).