Alessio Mantineo, il giovane che a Messina diede fuoco, ustionandola gravemente, alla fidanzata Ylenia Grazia Bonavera, è stato condannato dal gup di Messina a dodici anni di reclusione per tentato omicidio. L’aggressione risale a un anno fa, alla notte tra il 7 e l’8 gennaio. Per il ragazzo il pm aveva chiesto dieci anni di carcere ma alla fine il gup è andato oltre, non credendo alla versione della vittima, che dopo aver accusato il fidanzato ha tentato in ogni modo di scagionarlo. “Non è stato lui”, ha ripetuto Ylenia – che era anche incinta al momento dell’aggressione – per tentare di salvarlo dalla galera. Lo ha difeso poco dopo l’aggressione anche davanti alle telecamere, mentre lei stessa era ancora in ospedale per curare le ferite che lui le aveva provocato, e ha continuato a farlo anche in aula, dove qualche settimana fa si è recata continuando a dichiarasi innamorata di lui e negando di essere stata aggredita dal ragazzo quella notte: “Non è stato Alessio, non ho visto chi era, aveva il cappuccio, ma non era Alessio”, ha spiegato la ventiduenne in tribunale.

Tutti gli elementi che incastrano Alessio Mantineo – Ma diversi elementi hanno invece incastrato Mantineo, rintracciato poco dopo l’aggressione dalla squadra mobile di Messina. Ci sono le immagini che lo riprendono poco prima dell’aggressione mentre acquista il carburante che poi ha usato contro Ylenia e c’è anche la madre della giovane ad accusarlo. Inoltre diversi conoscenti hanno raccontato ai magistrati – l'inchiesta è stata coordinata dal procuratore Maurizio De Lucia – che la stessa Ylenia dopo l'aggressione aveva fatto loro il nome del fidanzato. La ragazza, che dopo l’aggressione è rimasta ricoverata per diversi giorni nel reparto di chirurgia plastica del Policlinico e che ha poi perso il bambino che portava in grembo, attualmente vive in una casa famiglia.