Condannato a 11 anni per abusi su una bambina di 9 anni: per il pm l’uomo andava assolto

Condannato a 11 anni di reclusione in primo grado per aver abusato ripetutamente di una bambina che, all’epoca dei fatti, aveva nove anni. Per l’imputato — un commerciante ambulante di 50 anni — il pubblico ministero aveva inizialmente richiesto l’assoluzione, ritenendo poco attendibile la testimonianza della presunta vittima. L'uomo è accusato di tentata e consumata violenza sessuale aggravata e adescamento di minori. La sentenza è stata pronunciata dal collegio del Tribunale di Lecce, presidente Annalisa De Benedictis.
I fatti si sarebbero svolti in un comune del nord leccese nel luglio del 2020. Secondo la denuncia presentata dalla madre della vittima, l’uomo avrebbe abusato della piccola in cambio di modeste somme di denaro. La bambina avrebbe poi confidato alla madre di essere stata palpeggiata dall’uomo, che lavorava come fruttivendolo proprio a pochi passi dalla loro abitazione.
In seguito alla denuncia sporta ai carabinieri, la Procura ha avviato le indagini coordinate dal PM Giorgia Villa. Durante l’incidente probatorio davanti al GIP Marcello Rizzo, la bambina – ascoltata in modalità protetta – ha confermato le accuse, descrivendo gli episodi di violenza che sarebbero avvenuti nell’abitazione dell’ambulante. In un’occasione, l’imputato le avrebbe regalato del denaro con l’intento di conquistarne la fiducia e vincerne la resistenza: da qui l’ulteriore contestazione di adescamento di minori.
Nel corso di quell’accertamento, la psicologa incaricata di valutare l’attendibilità della minore aveva espresso parere favorevole, consentendo così l’utilizzo delle dichiarazioni rese dalla vittima come prova nel dibattimento.
L'uomo, che continua a professarsi innocente, è difeso dall'avvocato Paolo Maci. Contattato da Fanpage.it, il legale ha dichiarato: "Impugneremo sicuramente la sentenza in appello. Aspettiamo le motivazioni, che saranno depositate entro novanta giorni, anche perché lo stesso PM aveva chiesto l'assoluzione dell'imputato".
La sentenza prevede anche una serie di pene accessorie: tra cui l’interdizione in perpetuo dai pubblici uffici e una provvisionale di 20mila euro in favore dei genitori della ragazzina, assistiti dall’avvocato Andrea Capone.