Esistono due modi di reagire a un trauma: affrontarlo e negarlo. Ylenia Grazia Bonavera, ha scelto il secondo modo.Oggi, questa bella ragazza siciliana dagli occhi verdi, rischia l’imputazione per falsa testimonianza nella vicenda giudiziaria che la vede protagonista insieme al suo ex, Alessio Mantineo, 24 anni, imputato per tentato omicidio.

Già accusata di favoreggiamento nei confronti dell’ex fidanzato, Ylenia, in realtà, è la vittima, la parte lesa, solo che lei non lo sa. I fatti risalgono a un anno fa. Dopo un rapporto turbolento fatto di alti e bassi, di umori altalenanti, Ylenia e Alessio si erano lasciati. La notte di una domenica di gennaio rivisti per andare in discoteca, la serata era finita con un litigio e lui se ne era andato, poco dopo però era tornato nell'appartamento di lei in provincia di Messina. Con sé, stando alla ricostruzione dell’accusa, Alessio aveva una tanica di benzina. I due litigano di nuovo, ma stavolta lui la cosparge di liquido infiammabile e le dà fuoco.

Dopo aver appiccato le fiamme con l’accendino si è chiuso la porta alle spalle ed è scappato via dall’appartamento. Ylenia era cosciente, si è trascinata fino alla porta della vicina e ha chiesto aiuto. “È stato lui!”, ha detto mezza bruciata. Giunta all’ospedale dove i medici hanno fortunatamente escluso che fosse in pericolo di vita, pur riscontrando gravi ustioni di secondo e terzo grado, Ylenia lo ha ripetuto a sua madre: “È stato lui”.

Poi Alessio Mantineo è finito in manette e lei ha letteralmente perso la testa. È stato allora che ha realizzato le conseguenze di ciò che era successo. Alessio non sarebbe più stato un uomo libero, non avrebbe potuto più tornare da lei. È stato allora che Ylenia, 21 anni, il corpo mezzo bruciato, ha deciso di dire agli investigatori che non era stato il suo fidanzato a darle fuoco, ma un altro uomo, alto e grosso, non come il suo ‘Alessio’. Le immagini della videocamera di un distributore di benzina la smentiscono. Nel video si vede Alessio acquistare il carburante prima di andare da lei. Al tentato omicidio sta per aggiungersi anche l'aggravante della premeditazione. Neanche le prove inducono Ylenia a ragionare, ad ammettere la verità, con tutte le sue conseguenze. La ragazza continua a negare arrivando perfino alla rottura con la madre.

“È stato lui, difendendolo offende tutte le altre donne vittime di violenza”. Sa quello che dice la madre di Ylenia, lei ha lasciato suo marito per sottrarsi ai maltrattamenti e non può tollerare che invece sua figlia accetti di subire. In realtà, neanche Ylenia riesce ad accettare il pensiero che dopo una vita passata senza una figura maschile di riferimento, stia capitando proprio a lei, di nuovo. È disposta a perdonarlo, vuole tornare insieme a lui e gettarsi quella storia alle spalle. È difficile per lei accettare che la vita che sognava, dopo quell’episodio non sarà più possibile, che esistono delle conseguenze psichiatriche, giuridiche e morali.

C’è un altro motivo per cui Ylenia non vuole raccontare come è andata veramente, è incinta di tre mesi. La notizia emerge poco dopo quella aggressione e, dopo la lite con la madre, Ylenia viene trasferita in una casa famiglia per donne vittime di violenza, dove potrà ricevere l’assistenza psicologica di cui ha bisogno. Due mesi dopo perde il bambino per i traumi subiti.

Nonostante questa straziante perdita, dopo dieci mesi nulla è cambiato: Ylenia continua a difendere il suo ex fidanzato, rifiutando perfino di costituirsi parte civile (mentre è sua madre a farlo) al processo che si celebrerà con rito abbreviato davanti al tribunale di Messina. Il suo ex, invece, continua a professarsi innocente nonostante i video che lo riprendono. Il suo avvocato sta cercando di ottenere gli arresti domiciliari.