Rinasce la Villa di Cicerone a Pompei: potrebbe essere svelata una nuova struttura nel sottosuolo
Si è aperto un nuovo capitolo nella ricostruzione archeologica della Villa di Cicerone a Pompei, i cui affreschi e mosaici sono esposti al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Le indagini geofisiche non invasive, condotte dal "Villa of Cicero Project", hanno mostrato che i resti architettonici della villa scavata e interrata sono notevolmente più estesi di quanto ipotizzato in passato. Ma soprattutto, contrariamente ai timori iniziali degli studiosi, che ipotizzavano un complesso quasi del tutto compromesso a causa delle prolungate esposizioni alle intemperie durante i lavori del Settecento, i resti sepolti sono ancora conservati in uno stato eccezionale. A questo si aggiunge la possibilità di una nuova villa, situata tra la Villa di Cicerone e quella di Diomede.
Si tratta di una grande scoperta, ma soprattutto di uno dei primissimi lavori condotti non con sistemi invasivi nella riesumazione della superficie risalente all'eruzione del 79 d.C.. Una collaborazione che ha coinvolto l’University of Texas at Austin, l’University of New Hampshire, l'Edith O’Donnell Institute of Art History dell'University of Texas at Dallas e la Southern Methodist University. Negli anni si erano susseguiti diversi approcci, come nel 1748, quando i primi tentativi dovettero essere abbandonati quasi subito a causa della mofetta, le pericolose esalazioni di gas vulcanici tossici. I lavori ripresero successivamente sotto la direzione di Francesco La Vega e videro anche la visita di Johann Joachim Winckelmann, considerato il fondatore della storia dell'arte antica. Negli anni successivi, anche a causa delle restrizioni imposte dalla monarchia borbonica, la villa fu esplorata attraverso un sistema di fosse, trincee e gallerie, un approccio distruttivo tipico dei primi scavi promossi dalla corte.
Solo 2 metri di profondità tra il livello del calpestio e la superficie risalente all'eruzione del 79 d.C
La tecnologia utilizzata nel "Villa of Cicero Project", condotta sul campo dalla Geostudi Astier, ha dato la possibilità ai ricercatori di combinare il georadar, la tomografia della resistività elettrica e la magnetometria, affiancati da un minuzioso rilievo LiDAR impiegato per collegare la topografia di superficie ai dati provenienti dal sottosuolo. Attraverso questi dispositivi è stato possibile rilevare che la distanza tra le strutture murarie del sottosuolo e il piano di calpestio attuale è, in alcuni punti, di solo mezzo metro. I dati hanno inoltre indicato a circa 2 metri di profondità il probabile livello della superficie risalente all'eruzione del 79 d.C..
Le anomalie più forti si concentrano nello spazio denominato "nucleo residenziale centrale", ovvero la stanza 1 e quelle adiacenti da cui i Borbone scavarono i celebri mosaici e affreschi raffiguranti Europa, Bacco e la cosiddetta Maga. L'obiettivo finale di questi rilevamenti è creare un modello tridimensionale e una ricostruzione virtuale dell'edificio, per poter un giorno ricollocare digitalmente gli affreschi e i mosaici nei loro originali contesti architettonici. Tra le informazioni più rilevanti, c'è anche un'area non scavata in precedenza sulla parte occidentale del pianoro. Infatti, attraverso l'uso della tomografia elettrica sono state individuate trame costruttive regolari che potrebbero celare nuove grandi strutture. Esse si troverebbero nell'area compresa tra la villa di Cicerone e la villa di Diomede e, se confermate, potrebbero indicare la presenza di un'altra villa finora sconosciuta.