30 Maggio 2022
11:23

Pierluca Mariti: “Ho lasciato un posto da manager per fare il comico su Instagram”

Pierluca Mariti è uno degli influencer e comici che negli ultimi anni si è più fatto notare su Instagram come Piuttosto_che. Adesso gira l’Italia col tour di “Ho fatto il classico”.
A cura di Francesco Raiola

Pierluca Mariti è un comico, influencer, ex manager d'azienda e giurista pentito (stando a una sua definizione) ed è conosciuto, su Instagram, soprattutto come Piuttosto_Che. In pochi anni Mariti è riuscito a creare una community fedelissima che lo segue regolarmente in tutte le sue attività, che sia un twerk sulle sigle dei telegiornali, un balletto improvvisato su una canzone di Britney Spears o un Tell Mama, la rubrica con cui risponde ai dolori d'amore dei suoi fan. Di sicuro c'è che è difficile concludere un video di Piuttosto_che senza aver riso almeno una volta. Adesso il comico e influencer si sposta da Instagram ai locali italiani con lo spettacolo "Ho fatto il classico" con cui Mariti usa la stand up per unire testi classici e pop (soprattutto pop).

Parliamo di etichette: influencer? Possiamo dire comico? Oppure ce ne freghiamo delle etichette e restiamo su Piuttosto_che?

Poco fa raccontavo come mia madre ha reagito al mio cambiamento di vita dell'ultimo periodo – ho dato le dimissioni da un buon lavoro fisso ,ero un manager in una multinazionale – e lei mi ha chiesto proprio: "Adesso, alle mie amiche, cosa devo dire che fai?" e io le ho detto che faccio l'artista e l'influencer e lei ha fatto una faccia… Anche perché credo che quando dico artista lei immagini i giocolieri ai semafori e per quanto riguarda influencer a lei arrivano soprattutto le polemiche di un certo mondo nei confronti di certi influencer. Lei è sempre un po' lo specchio della realtà e delle etichette di cui mi chiedevi.

E tu come ti definisci, invece?

Io mi definisco comico, perché cerco di definirmi rispetto al risultato che cerco di provocare ovvero intrattenere con leggerezza. Poi conduttore, quindi provo a essere anche una persona che non sta al centro, ma racconta e coordina altri racconti e influencer. Ora va molto di moda dire che si è content creator che è la versione più pulita dell'influencer, un po' come dire adv invece di pubblicità, quindi a volte dico l'uno a volte l'altro: sono una persona con suo seguito che oltre ad avere una sua linea editoriale che è il motivo per cui è seguito, si guadagna da vivere anche creando spazi commerciali, perché come tutti, tv, giornali, abbiamo bisogno di un supporto finanziario.

Come nasce l'idea dello spettacolo e, prima ancora, quello di mettersi davanti a una videocamera?

Io volevo fare l'attore sin dai tempi del liceo, l'idea di andare sul palco è stato da sempre un obiettivo, è quello che mi piace fare di più. Non mi dispiacerebbe anche recitare davanti a una telecamera, ma ti direi che lo spettacolo dal vivo è la mia cosa naturale. Inizialmente ho pensato di mettere su un piccolo spettacolo di stand up comedy, una cosa semplice: pensavo di avere una piattaforma tale per cui sarei riuscito a farmi accettare dal bar sotto casa portando qualcuno dei miei amici, ma non ho mai pensato di mettere su un intero spettacolo. La cosa è nata quando We Reading mi ha chiesto di fare un reading e di conseguenza è nato lo spettacolo: pensando ai pezzi che volevo portare mi sono reso conto che erano tutti legati a un certo tipo di percorso quello liceale, perché, come dico nello spettacolo, studiare al Liceo è stata l'ultima cosa bella che ho fatto. In realtà poi si sono connessi assieme e li ho uniti col tema della nostra vita negli ultimi due anni. Da questi testi provo a tirar fuori delle letture, delle lenti per l'attualità.

Quando hai capito che poteva funzionare come spettacolo?

Quando ho annunciato che avrei fatto questa lettura e in cinque minuti è andata sold out, obbligandoci a fare una seconda data, sold out anche lei e le ultime date a Roma, Bologna, Cesena e Torino hanno dato tutte lo stesso risultato.

Hai mai temuto che il pubblico online non si trasformasse in pubblico live?

C'è stata un'enorme risposta da parte del pubblico anche perché i follower sono delle persone che hanno voglia di attivarsi, soprattutto se gli proponi qualcosa di valido, non tanto nello spettacolo, perché non sapevano cosa avrebbero visto, però probabilmente si era creato un legame tale da volerlo vedere anche dal vivo questo tizio che seguono e fa le rubriche sceme.

Sei un giurista pentito e un manager che ha scelto di cambiare vita, come è cambiata la tua vita?

La scelta di fare Giurisprudenza è stata casuale perché di fare l'attore a casa mia non se ne parlava proprio. Mi sono forzato a farla perché era una delle opportunità, e perché l'attore, Pierluca, lo fai durante il tempo libero! Le altre opzioni avevano poco spazio anche perché sempre quando fai il Liceo ti dicono che una cosa non ti dà lavoro, l'altra chissà a quale costo te lo dà e sono finito a Giurisprudenza, né carne e né pesce, un indirizzo che può diventare varie cose. Non è detto che devi fare l'avvocato ma dopo cinque anni mi sono reso conto che anche le altre cose meno classiche non mi sarebbero piaciute.

Quindi hai cominciato a guardarti intorno…

Ho cominciato a fare tante application a tante aziende, nel frattempo ho fatto un collegio che mi aveva indirizzato verso la parte aziendale, anche se chiedevo sempre del reparto comunicazione o risorse umane – lato formazione, sviluppo risorse -, ma tutti mi volevano mettere all'ufficio legale e io non volevo. Sono capitato per caso in Ikea ed è stato un colpo di fulmine anche perché il tipo d'esperienza da cui sono partito è stato quello di lavorare al reparto food: facevo caffè, polpette e salmone, stavo nel ristorante e nel bar, una cosa che inizialmente era totalmente fuori dalla comfort zone, ma mi ha anche fatto capire i meccanismi di come si lavora nei negozi, del rapporto con le persone, ero più me stesso a servire polpette che con una giacca e una cravatta a preparare un parere legale.

E a Instagram come sei arrivato?

La mia esperienza in Ikea è partita da lì e si è sviluppata nei sette anni successivi. Quando è arrivato il lockdown ho proposto di riempire il canale Instagram del brand Italia con contenuti relativi alla vita in casa, visto che tutti erano a casa e devono imparare a fare smartworking, convivere con persone che solitamente vedevamo tre quattro ore al giorno. Mi sono detto che c'erano molte novità nelle vite delle persone, quindi potevamo prendere qualche influencer, esperto, qualcuno del nostro Consiglio redazionale, metterli insieme e pubblicarli. Loro mi hanno detto che avevano bisogno di una persona che facesse da conduttore e raccordo e hanno pensato a me, che ero sempre stato quello molto spigliato. Inizialmente ho detto che erano matti, quindi prima ho chiesto di provare per una settimana sul mio canale, anche perché loro avevano un milione di follower, così inizio a provare e la risposta dei miei follower è stata positiva al punto che visto che il lockdown è diventato di tre mesi ho cominciato a fare contenuti perché mi è piaciuta la risposta delle persone che mi conoscevano, il profilo ha cominciato a girare tra amici, amici di amici finché non è stato ricondiviso da persone con un seguito più ampio e da lì è stato un crescendo.

Ed è diventato un lavoro, come ti organizzi rispetto a questa cosa?

Per diversi mesi ho fatto coesistere le due realtà, facevo Instagram e facevo spettacoli, volevo provare tutto, e in più continuavo con Ikea. Avevo chiaro cosa dovessi fare con l'azienda, loro erano tutti positivi, molto corretti e io ho sempre separato le cose, infatti non ho mai parlato dell'azienda per cui lavoravo perché non volevo accollargli la mia immagine, che non era necessariamente positiva, né volevo associarmi a un brand visto che era il mio lavoro e poi avevo collaborazioni con altri brand benché non abbia mai fatto concorrenza. Poi mi sono reso conto che non riuscivo a gestire un full time, ho preso per un periodo il part time e dopo sei mesi con grandi difficoltà ho dato le dimissioni. Ho la fortuna di poter dire ci provo.

Mi racconti un po' "Ho fatto il Classico"?

Ci sono elementi di stand up comedy, un testo scritto da me che è uno scheletro fisso che raccorda i vari testi, c'è una parte che è più personale che cambio di volta in volta, e una parte di improvvisazione perché dipende sempre anche dalla risposta del pubblico, poi ci sono questi testi classici, parlo di Petrarca, Ariosto, Montale, John Donne, Catullo, Orazio, a volte sono anche solo citazioni, e sono testi letti in chiave parodistica, ironica, non c'è volontà di raccontarli in un'ottica filologica, da esperto, perché il livello è quello del Liceo e ciò mi basta anche perché è il modo di arrivare a tutti. Cerco di fare questo percorso cominciando da questo momento assurdo, in cui abbiamo perso il senno come Orlando e siamo usciti di testa e che cosa abbiamo imparato in questi due anni dopo il lockdown, poi per per unire questa parte classica al fatto che sono un influencer concludo col momento Tell Mama dal vivo: raccolgo domande anonime e le leggo, a volte mi capitano cose che mi facilitano la battuta, delle volte anche solo leggendole fanno ridere, quindi funziona abbastanza.

Quali sono gli stand up comedian che ti piacciono e ti influenzano?

Quando penso alle mie ispirazioni storiche, che mi hanno fatto molto ridere, penso a molte donne: Michel Giraud, Emanuela Fanelli, Paola Cortellesi, Anna Marchesini, quel tipo di comicità in cui si mescola il monologo brillante all'interpretazione dei personaggi, poi tutta la famiglia Guizzanti, Gigi Proietti… Attualmente come stand up comedian mi piacciono molto Edoardo Ferrario, Luca Ravenna, Daniele Tinti, Stefano Rapone, oltre a prendere molto dall'estero dove sono molto bravi a unire la comicità che va sul palco come stand up comedy, poi a riportarla in un programma come SNL, in serie tv come 30 Rock o The Office, insomma in realtà mi piace molto questa natura di comici che non si muovono solo in un ambito. Anche per questo Instagram è il luogo, attualmente, in cui sono più libero: oggi faccio un programma che fa ridere ed è una rubrica, domani faccio un video in cui mi interpreto e dopodomani vi dico venite su questo palco che vi racconto cose divertenti.

Tua madre cosa dice dell'esplosione di popolarità – specie quella che si tocca con mano per strada – di questi ultimi anni? 

Mi fece morire dal ridere quando una volta mi arrivò un messaggio in cui una persona mi scriveva: "Mi piace molto parlare con tua madre. Sono la sua hair stylist". Quindi chiesi a mia madre se avesse un'hair stylist e lei mi disse di no. Ma ho capito che dal suo parrucchiere sono miei fan e mia madre è il tramite. Questa cosa dell'incontro dal vivo mi fa piacere perché le persone sono, tendenzialmente, molto carine, affettuose ed è un po meno glamour di come uno può immaginare. Cioè, la star – che io identifico, per esempio, in Sabrina Ferilli – non la fermi, ma la saluti, perché rimane in un Olimpo. Noi di Instagram siamo contatti, persone con cui ci si scrive, quindi l'Olimpo non lo raggiungeremo mai e così chi ti ferma è soprattutto un amico che finalmente rivedi dal vivo, così mi trovo persone che mi abbracciano, si ricordano cose di me che io neanche ricordo, è molto divertente.

Lati negativi?

Finora sono stato graziato dall'odio online, anzi ho ricevuto tanto affetto e tanto rispetto, e voglio credere che sia anche il mood con cui setti le relazioni. Anche se mi rendo conto di nuovo che essendo io maschio ho comunque una fortuna maggiore, perché sono meno vittima di polemiche e odio.

Nonostante tu non sia uno che si tira indietro quando c'è da prendere posizione su questioni anche divisive.

Forse perché lo faccio sempre con una riflessione, mi viene anche riconosciuta la cosa per cui mi si dice: Ok tu sei qui, dici questa cosa anche in maniera netta ma la spieghi, la articoli e lasci lo spazio ad altro.

Le date del tour di Piuttosto_che: 1° giugno Roma Eur Social Park, 14 giugno Bologna, Nova Festival, 19 giugno Lucca, Real Collegio Lucca, 23 giugno Sestri Levante (Ge), Casette Rosse, 24 giugno Milano, Circolo Magnolia, 9 luglio Noci (Ba), Coopera Village, 14 luglio Lequile (Le), Masseria Wave, 16 luglio L’Aquila, Pinewood Festival, 22 luglio Galzignano Terme (Pd), Anfiteatro del Venda, 28 luglio Palermo, Parco Villa Filippina.

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