Madonna che silenzio che c'è stasera
Sotto un cielo d'argento tra la ferrovia e la nuova moschea
Da una macchina arriva della musica elettronica del Nord Africa
Io cerco un centro di gravità almeno momentanea
La Terra, l'Emilia, la Luna
Io e te in un temporale interminabile in Sud America

Sono come la Germania o come la Turchia o come la Grecia
O come una notte passata in strada o passata in webcam
Sono un insieme di violenze e di speranze
Sono un rumore di scontri e di feste, di scontri e di feste

("La terra, l'Emilia, La Luna", Le luci della centrale elettrica)

È passato quasi inosservato l'anniversario dell'uscita di Altri Libertini di Pier Vittorio Tondelli, arrivato per la prima volta in libreria nel 1980. Complice o meno la pandemia, le pagine culturali di riviste, blog, inserti di qualche cosa sono stati riempiti in questi mesi, eppure arriviamo a dicembre 2020 che quasi nulla possiamo leggere per fare il punto su un libro che non solo è stato importante quando è finito in mano a una nuova generazione di lettori, diventando presto un cult, ma che ha rappresentato anche un caso editoriale-giudiziario con il sequestro ordinato da un giudice per oltraggio alla pubblica morale.

L'impasto della lingua di Altri Libertini, tra dialetto della bassa padana e slang giovanile, che si dipana lungo i sei racconti che compongono il libro, ha una potenza che tutt'ora rimane inalterata per il lettore di oggi. E se parlare esplicitamente di sesso, omosessualità, eroina e le bestemmie non spaventano più i ben pensanti, che hanno assunto il nuovo canone della locura della trash tv e dei reality, l'esplosione delle vite e dei sentimenti dei giovani protagonisti delle storie di Altri Libertini sono invece una sorta di canone dell'educazione sentimentale di chi è venuto dopo il sessantotto. Ragazzi e ragazze nomadi, precari, che trovano le proprie radici e la propria famiglia nei legami affettivi che con fatica vanno creando con i loro coetanei.

L'opera prima di Pier Vittorio Tondelli è spesso raccontata come una sorte di spartiacque che prepara il riflusso, il ritorno nel privato, la fine dell'assalto al cielo. È la maledizione della Sinistra culturale italiana con la maiuscola, persa tra l'incapacità di leggere la nuova contemporaneità e il ricordo di una inesistente età dell'oro, un atteggiamento uguale e contrario che avrà come unico possibile esito quello della capitolazione alla menzogna della Fine della Storia. Al contrario Pier Vittorio Tondelli non smetterà con i suoi libri, ma ancora di più con l'intensa produzione di reportage e articoli, di attraversare l'Italia e l'Europa, sospeso tra la sua provincia e Berlino, per raccontare la musica e l'arte, i giovani e le mode, le novità senza disincanto ma con la passione della vita che pulsa.

Eppure ripassando le storie di Altri Libertini la sensazione che viene raccontato un mondo al crepuscolo rimane incollata. In particolare il finale di Mimi e Istrioni, il secondo capitolo, sembrerebbe segnare una restaurazione nell'ordine nella vita delle protagoniste, le Splash. Il quartetto passa da un'osteria a un cantinone, da una piazza a una radio libera, da un capannone di artisti a un gruppo di autocoscienza, mettendo in scena la loro voglia di liberazione, di amare e di essere amate, di sesso e piacere. Troppo goderecce per gli ambienti militanti, troppe politiche per il resto del mondo, corrono a braccetto o turbinano in bicicletta come in un sabba giocato al ritmo di passioni e desideri.

Poi arriva l'estate e la comitiva si scioglie, come da accordi, per ritrovarsi a settembre. Ma succede l'inaspettato, le Splash si perdono nelle loro vite, e poi arriva Benny che non è più una donna ma un uomo, nei panni maschili e biologici di Benedetto, con a braccetto la sua fidanzata. Il ritorno all'ordine naturale e costituito sembra la fine dell'avventura delle Splash. Poi c'è il tentativo di suicidio della Nanni a segnalare che qualcosa non è andato:

Ci ritroviamo con Benedetto e la Sylvia lungo il corridoio d'aspetto mentre le fanno la gastrica e ci abbracciamo forza e diciamo forza forza che che gliela fa, ma c'è che quasi nausea per quegli anni sbandati e quel passato che vorremmo anche noi rigettare assieme alla Nanni, quel pomeriggio vuoti di febbraio.

Il decennio che si stava aprendo però assieme al cambio di paradigma produttivo avrebbe portato con sé un rapporto diverso con il sesso, il piacere, l'eccesso, con avidità ingoiato dall'allargamento della sfera produttiva alla vita nella sua interezza. Più che una cosa di cui vergognarsi, essere stata una Splash, sorta di leggenda metropolitana della bassa emiliana, avrebbe offerto una skill importante per farsi largo nel nuovo mondo. Ma questo Tondelli ancora non lo sapeva, lo avrebbe raccontato strada facendo.

Lo scrittore lungi dal voler raccontare una storia dalla morale così naïf, si è limitato a condurre le proprie eroine in un capitolo nuovo delle loro vite che sta a noi immaginare. Chissà che avranno fatto negli anni '80 Pia, Benny, Nanni, Sylvia, quel che sappiamo è che mentre la liberazione veniva codificata in una nuova forma di gerarchia, è quell'abbraccio in un pomeriggio vuoto di febbraio, che rimane ancora oggi l'ancora di salvezza per la maggior parte di noi per non farsi fagocitare dalla competizione, la formazione continua e le nostre emozioni messe a profitto tra cuori, stories e feedback.