La poesia da Gaza non salverà la Palestina, ma testimonia in diretta la distruzione di un popolo

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“Il loro grido è la mia voce” (Fazi editore) è una raccolta di poesie di poeti di Gaza, versi che parlano della guerra in corso, testimoniando in diretta la distruzione di un popolo.

"Per scrivere una poesia non politica, devo ascoltare gli uccelli, e per sentire gli uccelli bisogna far tacere gli aerei da caccia" scrive Marwan Makhoul ispirandosi a Mahmud Darwish, uno dei poeti più famosi al mondo, voce dei palestinesi. Makhoul è uno dei poeti e delle poetesse che Antonio Bocchinfuso, Mario Soldaini e Leonardo Tosti hanno selezionato per la raccolta di poesie da Gaza "Il loro grido è la mia voce" (Fazi editore), una raccolta di testi scritti dopo l'attentato del 7 ottobre da parte di Hamas che ha ucciso oltre mille israeliani, e la risposta del Governo israeliano che ha raso al suolo Gaza uccidendo decine di migliaia di palestinesi in due anni, e distruggendo ospedali, scuole e case.

"La poesia è sempre stata una delle manifestazioni più importanti della cultura araba, sia alta che popolare – scrive Ilan Pappé, professore di Storia all'Istituto di studi arabi e islamici nella prefazione al libro che parla di genocidio -. In Palestina si è continuato a produrre poesia.nei peggiori momenti storici (…). Scrivere poesia durante un genocidio dimostra ancora una volta il ruolo centrale che la poesia svolge nella resistenza e nella resilienza palestinese". Versi – tradotti da Enrico Terrinoni – che descrivono in che modo le parole e la forma poetica siano necessarie a un popolo che da un secolo è costretto a essere esiliato nella propria terra.

Questa raccolta si caratterizza anche per versi che si chiedono cosa possa fare veramente la poesia: "In tempo di guerra non contare sui poeti / perché sono lenti come una tartaruga / che cerca invano di tenere il passo con un massacro / che corre come una lepre" scrive Makhoul in New Gaza, mentre in Versi senza casa scrive: "Potremmo non cambiare il mondo con ciò che scriviamo / ma potremmo graffiare la sua vergogna". Le poesie da Gaza sono poesie che parlano di fine, che fotografano in versi la distruzione di un popolo: in questi versi ci sono razzi e funerali e la morte permea tutto. 

"Il suono che sentiamo è il suono della morte che ci ha / superato per scegliere altri / siamo ancora vivi e sentiamo il suono della morte di altri che conosciamo (…) Chi sente il suono del razzo sopravvive" scrive Heba Abu Nada, poetessa che, purtroppo, è stata uccisa a Khan Yunis da un bombardamento israeliano. "Gioisci, o Gaza /non siamo più uccisi mentre il mondo dorme. / Il mondo è ben sveglio: balla e canta" scrive Yahya Ashour e sempre Makhoul si domanda: "Cos'è questa ossessione? / Parlo di morte in tutte le poesie, / anche se non arriva davvero /se non nell'ultima".

I poeti sono un'espressione di libertà e di denuncia e anche per questo "meritano", secondo alcuni leader israeliani, di essere perseguitati e uccisi, nella confusione di morti che riempiono i bollettini da Gaza e dalla Cisgiordania. Come Rafaar Alareer, autore di "If I must die" poesia che, dopo la morte avvenuta a seguito di un raid mirato dell'esercito israeliano, è stata tradotta in tutto il mondo. Sono proprio questi versi di Alareer che hanno portato i curatori a creare questa raccolta di poesie. La riportiamo per intero, nella tradizione di Enrico Terrinoni:

Se devo morire,
tu devi vivere
per raccontare la mia storia,
per vendere le mie cose,
per comprare un pezzo di stoffa
e qualche filo,
per farne un aquilone
(fallo bianco, con una lunga coda)
così che un bambino, da qualche parte a Gaza,
fissando il cielo negli occhi,
aspettando suo padre che è partito tra le fiamme –
senza dire addio a nessuno
neanche alla sua carne
neanche a se stesso –
veda l’aquilone, il mio aquilone che hai fatto tu, volare alto
e pensi, per un momento, che lassù ci sia un angelo
che riporta l'amore.
Se devo morire,
che porti speranza
che sia una storia

Questi sono tutti i poeti i cui versi sono stati scelti per questo libro: Hend Joudah, Ni’ma Hassan, Yousef Elqedra, Ali Abukhattab, Dareen Tatour, Marwan Makhoul, Yahya Ashour, Heba Abu Nada (uccisa nell’ottobre 2023), Haidar al-Ghazali e Refaat Alareer (ucciso nel dicembre 2023)

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