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Il quinto posto di Sal Da Vinci a Eurovision 2026 è una vittoria nonostante il dispiacere sul suo volto

Sal Da Vinci chiude quinto a Eurovision 2026: niente vittoria, ma per l’Italia è l’ennesimo grande risultato europeo tra pubblico e classifica, nonostante la faccia dispiaciuta del cantante.
A cura di Francesco Raiola
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Sal Da Vinci durante il televoto a Eurovision 2026
Sal Da Vinci durante il televoto a Eurovision 2026

L'Italia si conferma come una delle potenze dell'Eurovision, il quinto posto di Sal Da Vinci ci dice che ormai da nove anni consecutivi centriamo la Top 10 e di queste, sei volte siamo entrati in Top 5 e una volta abbiamo vinto, con i Maneskin nel 2021. Quando sono apparsi i risultati del televoto che hanno portato l'Italia in terza posizione, perdendo qualsiasi possibilità di vittoria finale, le telecamere dell'ESC, fisse sul cantante italiano, hanno ripreso la delusione sul suo volto. Perché il cantante di "Per sempre sì" ci aveva creduto – nonostante i pronostici lo dessero in ottava posizione (la media dei bookmaker europei) – puntando sul pubblico da casa.

E quel pubblico non lo ha abbandonato, ma non gli ha neanche regalato il boost che permise ai Maneskin di aggiudicarsi la finale contro la Svizzera. Sal Da Vinci, però, può essere contento del suo percorso – noi un po' meno per le sue parole democristiane sulla competizione, la politica e Israele, ma tant'è -, che lo ha portato a vivere un vero e proprio sogno. Questo sì, oltre la retorica, è un sogno realizzato, per un artista che qualche anno fa, nonostante una carriera lunghissima, era fuori dai radar del mainstream e che in pochi anni ha vinto la battaglia degli streaming, quella del pubblico nazionale, Sanremo e anche Eurovision.

Sal Da Vinci a Eurovision 2026 – ph AP Photo:Martin Meissner
Sal Da Vinci a Eurovision 2026 – ph AP Photo:Martin Meissner

Perché è vero che alla fine vince solo una persona, ma come ci ha spiegato un'esperta della competizione come Marta Cagnola, all'Eurovision contano anche i piazzamenti. Provate a dirlo alla Gran Bretagna che non porta mai nulla di interessante e finisce sempre in fondo alla classifica. L'Italia, invece, riesce sempre ad arrivare in ottime posizioni nonostante la diversità della proposta che porta: che siano Blanco e Mahmood, Lucio Corsi, Angelina Mango, Marco Mengoni, Gabbani o Meta e Moro riesce sempre a stare lì, pronta a dare la zampata e far sì che il sistema di votazione eurovisivo ci tenga incollati alla televisione (e gli oltre cinque milioni di telespettatori ne sono la dimostrazione).

Resta un problema, in questo Eurovision, ovvero il boicottaggio di cinque paesi che hanno protestato contro la presenza di Israele che è arrivata ancora una volta a un passo dalla vittoria, battuta solo dalla Bulgaria di Dara che ha vinto al fotofinish. Si può continuare a far finta di niente, a usare due pesi e due misure (vedi Russia) o addirittura prospettare il ritorno della Russia pur di non bannare il paese di Netanyahu, ma è difficile continuare a ignorare quello che sta diventando un caso sempre più grande. Non bastassero le inchieste dei media (come quello del New York Times) ci sono le tante proteste che ormai seguono insistentemente la manifestazione, mettendo fine all'idea di essere super partes. Anzi, i problemi sono due: speriamo che nei prossimi anni si possa alzare un po' il livello musicale, perché va bene il LOL, ma si può essere LOL anche con un po' di qualità in più.

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Giornalista dal 2005, sono responsabile dell'Area Musica di Fanpage.it dal 2013. Sono stato tra i fondatori di Agoravox Italia, e ne sono stato direttore dal 2011 al 2013. Ho scritto di musica, tra gli altri, per Freakout Magazine e Valigia Blu e sono stato relatore al Master di I° livello “Scuola di Giornalismo Post Laurea” dell'Università degli Studi di Salerno. Sono stato per diverse edizioni tra i relatori al Festival Internazionale del giornalismo di Perugia.
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