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Fabio Concato parla del tumore: “Da certe cose non si guarisce mai. Riprendo a suonare, non pensavo l’avrei fatto”

Fabio Concato parla in un’intervista del tumore che ha scoperto la scorsa estate. Il cantautore ha intrapreso delle cure, grazie alle quali si è rimesso in sesto, tanto da tornare a suonare, anche se ci è voluto del tempo per capire che avrebbe voluto riprendere una chitarra in mano.
A cura di Ilaria Costabile
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Fabio Concato è pronto per riprendere la chitarra in mano, lo farà l'11 maggio al Nazionale di Milano e il 24 maggio all'Auditorium Parco della Musica di Roma. Due concerti che segnano un nuovo inizio, quello che segue il tumore, scoperto la scorsa estate. Il cantautore milanese si racconta in un'intervista, nella quale rivela di aver pensato, per un periodo, di non avere più nulla a che fare con la musica.

Fabio Concato parla del tumore

Alle pagine di Repubblica Fabio Concato regale le prime parole che precedono il suo ritorno sul palcoscenico: "Da certe cose non si guarisce mai, le si tiene sotto controllo come sto facendodice parlando del tumore che ha scoperto la scorsa estate e del quale si è dovuto occupare in questi mesi. Due concerti per iniziare, ma l'estate è di riposo, gli altri ci saranno ad ottobre, spiega alla testata, alla quale racconta che non ha mai davvero temuto il peggio una volta scoperta la sua malattia:

Non voglio fare il bullo che non sono, ma a me no. Avevo colto piccoli segnali, cose che non tornavano, mi sono fatto controllare in tempo. C'è stata tanta fatica, quella sì, ma sapevo che sarebbe finita bene. Semmai, temevo di uscirne mezzo storticagnaccolo, o di dover reimparare a parlare. Invece per intanto guido, mangio, dormo, leggo, cammino, rifletto, ricordo. E canto, ho dovuto fare qualche prova per essere sicuro, ma sono quello di prima.

Avuta la diagnosi, non c'era altro da fare che occuparsene: "In certe situazioni curarsi diventa un secondo lavoro se non il primo. E l'immunoterapia è fantastica perché non distrugge cellule indiscriminatamente, ma mirandole" dice facendo un elogio alla sanità pubblica e ai medici dell'Istituto tumori, diventati amici: "Solo che invece di venirmi a trovare loro, vado io, i controlli sono frequenti". 

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Poi, il ritorno alla musica che non era scontato, anzi, non era sicuro lui stesso di voler riprendere: "Fino a un mese fa non sapevo che avrei voluto ricominciare", c'è voluta una lunga riflessione prima di prendere una decisione finale: "Mi sono preso il tempo necessario per valutare tutte le ipotesi, anche quella di smettere, mi sembrava che non mi appartenesse più quel genere di cose". Il primo concerto è nella sua città natale, Milano a cui deve tutto e commentando la sua futura performance: "Mi metterò alla prova con una scaletta più lunga del normale. Se non arriverò in fondo, credo che verrò perdonato". Alla domanda su cosa la malattia gli abbia insegnato, il cantautore risponde con franchezza:

Che c'è molta più gente nel mondo della musica che mi stima e mi vuole bene di quanto pensassi. Non ci avevamo mai fatto troppo caso, o forse pochi esprimevano questo sentimento. Quando ero a letto e accendevo il telefono, ribolliva di messaggi affettuosi. Rispondere non è stato facile, vista la malattia.

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