"Un gruppo di persone organizzate sono entrate in massa nella riunione zoom della presentazione, mentre stava parlando mia madre. Zittendola. Hanno iniziato ad urlare “ebrei ai forni”, “sono tornati i nazisti” ,“vi bruceremo tutti”, “dovete morire tutti”. Impostando come foto identificativa immagini di Hitler e svastiche enormi". Una scena imbarazzante e odiosa, almeno a leggere le parole di chi l'ha vissuta in prima persona e l'ha condivisa sui social, dove è diventata virale in poco tempo. Purtroppo è accaduto davvero. Ieri, durante la presentazione del volume ‘La generazione del deserto. Storie di famiglia, di giusti e di infami durante le persecuzioni razziali in Italia' (Manni) di Lia Tagliacozzo, organizzata dal Istituto piemontese per la storia della Resistenza, un gruppo di neonazisti ha cercato di impedire il normale svolgimento della presentazione di un libro.

Non un libro qualunque, peraltro, quello di Lia Tagliacozzo, ebrea, figlia di due sopravvissuti alla Shoah. Un libro importante, di cui dovremmo parlare tutti e di più, indipendentemente da quanto è accaduto alla presentazione in streaming di ieri, perché racconta una storia importante, decisiva, che cerca di ricucire una memoria fragile, come lo è quella di tutti coloro che troppo a lungo hanno cercato di guardare avanti, rischiando però di dimenticarla.

Quando nel 1938 vennero promulgate le leggi razziali, i genitori di Lia Tagliacozzo erano bambini: durante le persecuzioni il padre si salvò per caso da una retata e restò nascosto in un convento per tutti i mesi dell'occupazione, la madre si rifugiò in un casolare di campagna e poi, dopo la fuga attraverso le Alpi, in un campo di internamento in Svizzera. Ma di tutto questo a casa di Lia si è sempre parlato poco. E lei, da sempre, ha tentato di ricostruire la storia della sua famiglia cucendo insieme le poche informazioni, riempendo i buchi della memoria, indagando tra le omissioni e le rimozioni. Ha scritto tanto, negli anni, trasformando in romanzo le vicende degli ebrei italiani, e ora ha deciso di raccontare la propria storia. Ecco di cosa parla "La generazione del deserto. Storie di famiglia, di giusti e di infami durante le persecuzioni razziali in Italia", volume edito da Manni, casa editrice salentina a cui va il merito da sempre di occuparsi di queste tematiche e tenerle vive.

Un libro da leggere, da presentare, su Zoom o altrove, senza che nessuno si senta in diritto di interromperla (per fortuna, dopo l'incidente, gli squadristi intervenuti sono stati silenziati e si è riusciti ad arrivare fino alla fine) promuovendo valori incompatibili con il nostro vivere civile. Perché questa, come spiegano bene le parole di chi ieri c'era e ha potuto raccontarlo, è una questione che riguarda tutti:

Oggi capisco, lo sapevo già, ma oggi prendo coscienza di quanto sia importante non chinare la testa, quanto sia importante non nascondersi. Oggi ho capito quanto siano importanti le lotte per l’uguaglianza, per i diritti, l’equità e l’accoglienza. E non perché sono ebrea, forse anche, ma soprattutto perché sono un essere umano.