Juli: “Olly è il capitano di Solito Cinema. Vincere Sanremo con Balorda Nostalgia è stato come vincere i Mondiali”

Juli, nome d'arte di Julien Boverood, è diventato negli ultimi 3 anni uno dei produttori e autori più rilevanti nella scena pop italiana. Imprescindibile la sua presenza al fianco di Olly, che chiude il suo producer album d'esordio "Solito Cinema" con "Cantilene": "È una bellissima storia, un cerchio che si chiude in modo stupendo. Avere Olly come ultima traccia è perfetto. Siamo amici, e se dovessi scegliere il capitano di questo Solito cinema, sarebbe lui. Ma Cantilene è anche il brano che ci porterà in un nuovo ciclo di vita". Con lui ha vissuto anche uno dei momenti più importanti, la vittoria di Sanremo 2025 con "Balorda Nostalgia": "Io sognavo di vivere di musica, di fare questo per tutta la vita. Quando una roba del genere succede, capisci che è un po' come vincere la finale del Mondiale del 2006 per l'Italia. È strano, c'è tantissima adrenalina, una sensazione di velocità che è difficile definire". Poi l'amore di Fabio Concato, l'incontro con Biagio Antonacci e il rapporto con l'armonica, un ricordo legato al padre. Qui l'intervista a Juli.
Quando hai capito che "Solito Cinema", il tuo progetto d'esordio, era finito?
È successo qualche giorno fa, quando sono tornato a casa con il vinile in mano. Ha fatto molto strano vedere la copertina dell'album, la tracklist con le tracce incise dentro, ed è stato bellissimo ascoltarlo dal mio giradischi. Una sensazione nuova e bellissima, che calza veramente a pennello con un periodo di vita che vorrei apprezzare tanto. È un momento sicuramente importante, e allo stesso tempo bello, sia umanamente che lavorativamente.
"Solito cinema" si affaccia sul mercato come uno dei progetti pop più interessanti e soprattutto con interpreti molto diversi tra di loro. Qual è il filo che li intreccia.
Allora, il gusto personale ha inciso tanto, anche se penso che quello che li accomuna è che sono tutti dei cantautori. È gente che scrive quello che canta, gente che racconta quello che vive, e di conseguenza non può che nascerne una tracklist completa. Il fatto che sia diventata anche un'amicizia e che si sia costruito un rapporto con tutti loro è una naturale conseguenza del loro essere completi: sono tutti cantautori, cantanti credibili, e tutti quanti mi hanno dato tanto.
La sezione corale di questo progetto mi sembra uno dei tratti identitari della produzione di "Solito Cinema". C'è n'è qualcun altro nella tua visione musicale?
Non l'avevo ancora decifrata così (la sezione corale), è una cosa che è venuta in maniera talmente naturale, non me ne sono mai reso conto. Ma ora che ci penso, è scontato. Potrei dire che la chitarra è ciò che unisce tutti i brani sarebbe riduttivo. Sono convinto che sia più la struttura dei brani, i ritornelli, il modo in cui si aprono e il loro cammino. L'unione tra le canzoni si trova più in quello che nella semplice tonalità.
Facendo riferimento alla composizione della tracklist, mi è sembrato che la prima traccia diverga rispetto alle altre. Concato fa riferimento all'amore come "forza motrice", mentre nei brani successivi c'è una disillusione, non solo nei rapporti relazionali, ma in generale rispetto alla vita. È una scelta consapevole?
La differenza tra il primo brano e gli altri è dettata anche dall'epoca in cui è stato scritto. Concato, secondo me, ha sempre avuto come tratto distintivo il fatto di scrivere d'amore in un modo molto vulnerabile, sincero e romantico. Al giorno d'oggi siamo abituati a raccontare le storie d'amore come una cosa impossibile e difficilissima. Lui invece ha questo dono di raccontarle in maniera molto romantica, facendo fiorire le cose belle che oggi mancano nelle canzoni. Quindi credo che la differenza più grande sia proprio lo stile, che è inconfondibile, e forse anche l'annata.
Una netta distanza rispetto al romanticismo moderno?
Attraversiamo una nuova forma di romanticismo ai giorni nostri, però ci sono tante cose in comune. Magari il pezzo di Franco 126 o quello di Concato sono storie d'amore raccontate in modo diverso, ma hanno tantissime cose in comune.
Il tema della disillusione generazionale invece?
Al giorno d'oggi forse è più semplice nascondersi dietro qualcosa e dare la colpa alla difficoltà, alla stanchezza e alla fatica. Mentre nel caso del brano di Concato, se lo ascolti, è tutto così semplice e così aperto. Siamo nati e cresciuti in un'epoca forse un pochino più materialista, e oggi il mondo dell'amore sembra una cosa difficilissima. Mentre quando ascolti Concato ti sembra così semplice, anzi, ti vien da pensare: "Ma perché non la vedo come lui?".
C'è un grande lavoro sulle melodie e sulle armonie in questo progetto, con segmenti di piano, violino, ma anche le chitarre. È un disco chiaramente suonato, è un vanto in questo momento storico?
Mi sembra troppo definirlo un vanto. Per come ho sempre visto e fatto la musica, mi sembra una cosa abbastanza normale e naturale. C'è la musica elettronica, certo, ma usare uno strumento acustico è una cosa che viene naturale ed è anche il modo in cui sono abituato a lavorare e in cui ho imparato a farlo. Quindi mi viene scontato fare una canzone con gli strumenti suonati, pur facendo anche tantissima musica elettronica e brani che non hanno strumenti organici.
C'è qualcosa che ti ha sorpreso nella composizione degli artisti che avrebbero partecipato al progetto?
Potrà sembrare incredibile, ma Biagio Antonacci è una leggenda vivente che ascolto da quando sono bambino. Il fatto di ritrovarlo su un nostro brano è una sensazione indescrivibile. Per una questione di storia sua, di grandezza musicale italiana a cui mi sono ispirato per tanto tempo, e pensare che fino a due anni fa non sapeva nemmeno della mia esistenza. Averlo oggi in studio è sicuramente un'emozione indescrivibile.
Secondo te, la reticenza che viene descritta nel rapporto tra passato e presente della musica italiana, esiste e in che modo ti ha influenzato?
Devo dire che nel mio caso, rapportandomi con chi ha maggiore esperienza e carriera, è stato un modo bellissimo per conoscersi e unire le generazioni. Poi tutti i nuovi artisti stanno citando la musica di un tempo e le canzoni più belle. Ho sempre ricevuto grande supporto dagli artisti più grandi e conosciuti, e faccio tesoro di tutti i consigli che mi hanno dato.
Come nasce la versione acustica di "Brutta Storia"?
Il brano con Elisa è una canzone che ho scritto due anni fa. Per coincidenza, lo abbiamo suonato in acustico al Forum e mi ha colpito talmente tanto che ho deciso di inserirlo nell'album.
Che significato assume il fatto che il tuo primo producer album sia chiuso da un artista, e soprattutto da un amico, come Olly?
È una bellissima storia, un cerchio che si chiude in modo stupendo. Avere Olly come ultima traccia è perfetto. Siamo amici, e se dovessi scegliere il capitano di questo "Solito cinema", sarebbe lui. Ma "Cantilene" è anche il brano che ci porterà in un nuovo ciclo di vita.
In che modo?
Sicuramente scriveremo canzoni nuove e il nostro viaggio continuerà.
Facendo riferimento alla nostra intervista del 2024, dicesti di non avere voglia di fare un producer album che non avesse una sua forte identità. Cosa ti ha convinto a partire con questo progetto?
Mi sono reso conto di essere all'interno del disco quando ormai ero alla fine del viaggio. Avevo cinque o sei canzoni sul computer che, ascoltate una dopo l'altra, mi hanno fatto accendere una lampadina. Mi hanno fatto visualizzare quella che fino a prima era un'idea tenuta un po' nascosta, forse perché non mi sentivo pronto. Ascoltando quel peso accumulato nell'ultimo periodo, è scattata la scintilla che mi ha fatto visualizzare il disco, quello che potevo raccontare e quello che potevo esprimere. Ed è venuto naturale chiuderlo.
A questo punto, il titolo "Solito cinema" come nasce? È stato scelto quando si è chiuso tutto il paniere di canzoni?
È nato in maniera molto spontanea insieme a Tommaso Porcaro, il ragazzo che si occupa della creatività di tutto il disco. "Cinema" è una parola che ripeto spesso da anni, in situazioni di stupore o incredulità. È un termine mio.
Guardando indietro di un secondo, cosa ti è accaduto negli ultimi due anni della tua vita?
È successo di tutto. Sia le cose più belle, sia le cose più grottesche e assurde. Però ho un carattere che, tutto sommato, mi fa restare positivo. Ho imparato sicuramente tanto, nel bene e nel male. Sono contento che, anche nei momenti più difficili e brutti, io abbia trovato la forza e il benessere nello stare in studio, nello scrivere canzoni nuove e nel fare musica, continuando il mio percorso senza perdermi per strada.
Qual è la prima cosa che ti viene in mente pensando: "Ho vinto il Festival di Sanremo"? Cosa si prova in quel momento?
È una concretezza talmente grande e grossa che non so neanche descriverla. Io sognavo di vivere di musica, di fare questo per tutta la vita. Quando una roba del genere succede, capisci che è un po' come vincere la finale del Mondiale del 2006 per l'Italia. È strano, c'è tantissima adrenalina, una sensazione di velocità che è difficile definire.
Hai avuto un po' di paura per la ribalta e per cosa sarebbe accaduto da lì in poi?
Una grandissima paura. Perché, come sempre, cerco di restare con i piedi per terra e restare concentrato. Avere un po' di timore per quella che sarà la vita è una cosa buona e giusta, ti fa stare un attimino più sull'attenti e ti aiuta a restare concentrato. È anche una bella sfida.
Ho ritrovato l'utilizzo della fisarmonica nei tuoi brani. Facendo un passo indietro, da un punto di vista artistico si chiude un po' un cerchio della tua vita, dopo aver affrontato negli ultimi due anni un dolore molto grande?
Assolutamente. Ma allo stesso tempo è un progetto e un modo per tenere aperta quella porta nel modo migliore in cui riesco a farlo. Al di là del legame con mio papà, la fisarmonica è il primo strumento che ho imparato a suonare, uno strumento tradizionale della Valle d'Aosta. Mi ricordo, fin da piccolo, che le canzoni di Biagio Antonacci erano un riferimento per capire come usare lo strumento. Quindi, quando si è presentata l'opportunità di produrre un pezzo per lui, sono stato felicissimo di metterci la fisarmonica dentro. È uno strumento che mi voglio portare dietro, che non voglio abbandonare, a maggior ragione per tutto il legame emotivo che ho, fin dalla prima traccia.
In che modo la cucina di Giorgione racconta il tuo mondo musicale e perché hai scelto di presentare il disco in questo modo?
È molto simile al nostro mondo. Sono entrambi mondi dove c'è la creatività, dove si mettono insieme gli elementi. Non credo di essere troppo diverso da Giorgione su tante cose.