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All’ispezione del Ministero sulla Biennale la Fondazione risponde: “Russia mai invitata formalmente”

Una relazione ispettiva del Ministero della Cultura ha analizzato le controversie legate alla Biennale di Venezia, con attenzione alla posizione della Russia e di Israele. Nel botta e risposta, tra le altre cose, la Fondazione ha chiarito che la Russia non è mai stata formalmente invitata.
A cura di Francesco Raiola
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Il Ministro Giuli e Pietrangelo Buttafuoco – LaPresse
Il Ministro Giuli e Pietrangelo Buttafuoco – LaPresse

Gli ispettori inviati dal Ministro della Cultura Alessandro Giuli hanno analizzato le controversie relative alla Biennale di Venezia, presieduta da Pietrangelo Buttafuoco, legate alla posizione di Russia e Israele. Nelle sette pagine della relazione – ottenute dal Corriere della Sera – si legge che "la Federazione russa non è stata formalmente invitata" e che il padiglione russo rimarrà chiuso al pubblico a causa delle sanzioni internazionali vigenti. Nei giorni scorsi è scoppiata la polemica perché la Russia, assente dalla Biennale dal 2022, aveva espresso la volontà di riaprire il proprio padiglione. Una scelta che aveva scatenato la protesta di 22 Ministri della Cultura europei e della Commissione europea che aveva minacciato di tagliare il finanziamento di 2 milioni per violazione del regime sanzionatorio contro Mosca.

Buttafuoco non si era opposto, pensando alla Biennale come spazio aperto, e ricevendo in cambio l'ironia del ministro che a Repubblica ha dichiarato: "È stato vittima di una fantasia pacificatoria, voleva l'Onu dell'arte, ha finito per illudersi di poter fare politica estera. Ma questa spetta al governo e al Parlamento". La relazione vede accusa e difesa, con gli ispettori che chiedono spiegazioni e la Biennale che risponde sia sulla Russia, che sulle sanzioni e sulle dimissioni della giuria internazionale, avvenute a seguito della diffida inviata dai legali dell'artista rappresentante di Israele all'evento, Belu-Siomion Fainaru, per presunte irregolarità.

Nella relazione il capo di gabinetto di Giuli, Valerio Sarcone, ha chiesto conto dell'invito della Federazione russa e se questa abbia sottoscritto il documento che disciplina la procedura di partecipazione. La risposta della Biennale è che non vi è stato alcun invito formale e che la Federazione non ha firmato nulla: "Spesso si accomuna erroneamente la struttura della Biennale Arte/Architettura al modello di Expo, ma non è una Expo: la Biennale non promuove le partecipazioni degli Stati ma sono questi che decidono di partecipare" ha detto l'avvocata della Mostra Debora Rossi.

La Mostra sottolinea come il Padiglione russo sia stato restaurato nel 2019 e che la Federazione abbia avvisato il Comune di Venezia e la Soprintendenza per quanto di competenza, informando la Fondazione ma che "non esiste una procedura consolidata in merito, la Biennale non sempre viene necessariamente avvertita dei lavori di manutenzione dei Padiglioni". Per quanto riguarda se siano state rispettate le sanzioni contro Mosca, la Biennale fa sapere che lo ha fatto ma che non può interferire sui progetti, benché abbia "verificato fin dove possibile sulla base delle informazioni a disposizione, l'osservanza della normativa da parte dei progetti presentati".

Era noto che il padiglione russo dovesse aprire solo dal 5 all'8 maggio e chiudere il 9, apertura ufficiale della Biennale. Il vernissage previsto in quei giorni è un evento privato e non aperto al pubblico, per questo motivo la Mostra spiega che "non si prevede la presentazione di Scia per manifestazione pubblica" e che a causa delle sanzioni vigenti, comunque "non potrebbe ottenere le autorizzazioni per aprire il Padiglione al pubblico e, dunque, questo non può essere accessibile nel periodo di apertura al pubblico della mostra".

Durante queste settimane, la giuria aveva deciso di non assegnare premi ai Paesi che attualmente erano accusati dalla Corte Penale Internazionale di crimini contro l'umanità. Oltre alla Russia, quindi, c'era anche Israele, visto che il Presidente Benjamin Netanyahu è oggetto di accuse. Una decisione che ha portato prima alle accuse di discriminazione razziale e antisemitismo e poi una diffida da parte di Belu-Simion Fainaru, e successivamente alle dimissioni da parte della Giuria. Alla richiesta di chiarimento degli ispettori sulle manovre da adottare contro questa diffida, la Mostra scrive che la giuria era stata informata della portata mediatica e dei danni alla Biennale e il rischio di risarcimento danni a livello personale e della Fondazione.

Proprio questo aveva portato alle dimissioni dei giudici. Nel documento si legge che ad oggi "la Fondazione sta interloquendo con le componenti per chiarire i termini della posizione assunta con la loro dichiarazione, per poi adottare eventuali determinazioni conseguenti e riscontrare, di conseguenza, ai legali del sig. Fainaru e all'Autorità vigilante". Per far fronte alle dimissioni della giuria la Biennale di Venezia aveva deciso di istituire due Leoni dei Visitatori, cioè votati da coloro che visiteranno la mostra e di spostare la cerimonia di premiazione dal 9 maggio al 22 novembre, giorno di chiusura della manifestazione.

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