Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera alla Nota di Aggiornamento al DEF, il Documento di Economia e Finanza che è lo specchio più fedele della strategia economica e di finanza pubblica del governo guidato da Giuseppe Conte. Si tratta della “cornice” entro la quale andranno inserite le specifiche misure che l’esecutivo imposterà nei mesi e anni successivi, un documento che descrive il quadro economico complessivo, “contiene le previsioni aggiornate relative alle principali grandezze del quadro macroeconomico e al quadro di finanza pubblica a politiche invariate e a legislazione vigente”, definisce “gli obiettivi programmatici sia macroeconomici sia di finanza pubblica” e anticipa “l’articolazione degli interventi che il governo ritiene necessari per correggere gli andamenti tendenziali allo scenario programmatico”. La programmazione del DEF è triennale, con obiettivi vincolanti e limiti invalicabili: di conseguenza, ogni intervento di natura economico o finanziaria deve tener conto delle cifre inserite nel Documento e ogni azione correttiva deve essere rapportata alle stime in esso contenute.

Che cosa c'è nel DEF e come è strutturato

Il Documento è suddiviso in tre sezioni, che sono seguite da singoli allegati riguardanti misure specifiche e la ripartizione dei fondi per le singole regioni. La prima, curata direttamente dal Dipartimento del Tesoro indica:

  • gli obiettivi di politica economica e il quadro delle previsioni economiche e di finanza pubblica almeno per il triennio successivo e gli obiettivi articolati per i sotto settori del conto delle amministrazioni pubbliche;
  • l'aggiornamento delle previsioni per l'anno in corso, evidenziando gli eventuali scostamenti rispetto al precedente Programma di stabilità;
  • l'evoluzione economico-finanziaria internazionale, per l'anno in corso e per il periodo di riferimento; per l'Italia, le previsioni macroeconomiche, per ciascun anno del periodo di riferimento, con  evidenziazione dei contributi alla crescita dei diversi fattori, dell'evoluzione dei prezzi, del mercato del lavoro e dell'andamento dei conti con l'estero;
  • le previsioni per i principali aggregati del conto economico delle amministrazioni pubbliche;
  • gli obiettivi programmatici, indicati per ciascun anno del periodo di riferimento, in rapporto al prodotto interno lordo, tenuto conto della manovra, per l'indebitamento netto, per il saldo di cassa, al netto e al lordo degli interessi e per il debito delle amministrazioni pubbliche.

La seconda sezione è invece curata dal Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato e contiene una serie di analisi, tra cui:

  • il conto economico e del conto di cassa delle amministrazioni pubbliche nell'anno precedente e degli eventuali scostamenti rispetto agli obiettivi programmatici indicati nel DEF;
  • e previsioni tendenziali, almeno per il triennio successivo, del saldo di cassa del settore statale e le indicazioni sulle correlate modalità di copertura;
  • le informazioni di dettaglio sui risultati e sulle previsioni dei conti dei principali settori di spesa, almeno per il triennio successivo.

La terza sezione, curata dal Tesoro e dal Dipartimento delle politiche europee, include:

  • lo stato di avanzamento delle riforme avviate;
  • gli squilibri macroeconomici nazionali e i fattori di natura macroeconomica che incidono sulla competitività;
  • le priorità del Paese e le principali riforme da attuare, i tempi previsti per la loro attuazione e la compatibilità con gli obiettivi programmatici indicati nella prima sezione del DEF.

Cosa c'è nel DEF del Governo Conte

In questi giorni si sono succedute molte ipotesi sulla configurazione del DEF e sulle scelte che saranno operate dal ministro Tria. In particolare, l’attenzione si è concentrata sul rapporto fra il deficit e il PIL, che sarà un indicatore essenziale della direzione della politica economica del nuovo governo. Come noto, si tratta del rapporto fra la differenza tra le uscite e le entrate della macchina statale e il prodotto interno lordo. Tria ha inizialmente spiegato di voler rispettare gli impegni presi con l’Europa, dunque con un rapporto deficit / Pil complessivo dell’1,6%, ma sia Lega che Movimento 5 Stelle hanno chiesto – e ottenuto – di portare il rapporto al 2,4% per il 2019. Dato stimato anche per il 2020 e il 2021. La differenza servirà a liberare risorse utili per finanziare le misure caldeggiate dai due partiti azionisti della maggioranza: pensioni (e una prima parte del reddito) di cittadinanza e flat tax per le imprese.