Macerie di case crollate, jeep dell’esercito di pattuglia e qualche ruspa al lavoro. A Castelluccio di Norcia il terremoto ha lasciato ferite che, come nel resto del “cratere”, faticano a rimarginarsi: prima del sisma del 24 agosto 2016 qui si viveva soprattutto della produzione di lenticchie e di turismo, con decine di migliaia di visitatori che dalla primavera inoltrata e per tutta l’estate invadevano, il più delle volte con gentilezza e rispetto, i prati sterminati e le vette vicine dei Monti Sibillini. Il Lago di Pilato, la Cima del Redentore, poi i rifugi e le norcinerie a valle. Castelluccio ha ereditato una posizione straordinaria: nel cuore dei “Monti Azzurri”, a ridosso di un altopiano dove un tempo sorgeva un lago ora prosciugato. Lo definiscono “il piccolo Tibet”, e hanno ragione. Luoghi di simile fascino sono rari, in Italia come nel resto d’Europa. A Castelluccio di Norcia prima del 24 agosto del 2016 le stringenti norme paesaggistiche avrebbero impedito qualsiasi tipo di edificazione: salvo l’antico centro abitato, infatti, non ci sono case o altre strutture che possano impattare con lo spettacolo circostante. Prima del 24 agosto del 2016 qui vivevano 120 persone.

Cos'è il Deltaplano: area commerciale a due passi dal parco naturale

Eppure è proprio a Castelluccio che da due giorni sono cominciati i lavori di urbanizzazione per la costruzione del cosiddetto "Deltaplano", un’area commerciale (da alcuni definita “centro commerciale”) – progettata dall’archistar Francesco Cellini – in cui  verranno ubicati alcuni dei ristoranti e piccoli negozi che erano presenti nel centro abitato prima del terremoto 2016. La struttura, dall’impatto visivo non indifferente, verrà realizzata a poche centinaia di metri dal Pian Grande, lungo la strada che conduce al centro del borgo, che oggi è deserto. L’opera verrà finanziata dalla Regione Umbria, con una partecipazione economica variabile tra il 5 e il 10 per cento della Nestlè, che proprio sul paesaggio di Castelluccio ha costruito campagne di marketing e spot pubblicitari.

Che tipo di opera sarà il Deltaplano? L’area commerciale sorgerà su una superficie coperta di circa 1.500 metri quadri, su un totale di 6.500 metri quadri acquisiti. Le volumetrie sono state ridotte di recente dopo gli interventi fortemente critici delle associazioni ambientaliste. La Regione Umbria, incalzata nei mesi scorsi dalle domande poste da coordinamento dei comitati Terremoto Centro Italia e Brigate di Solidarietà Attiva, ha fatto sapere che la struttura ospiterà solo i titolari di ristoranti e di attività per la vendita di alimenti preesistenti alla data del sisma. Nestlè non godrà di nessun punto vendita. Il Deltaplano, inoltre, dovrebbe essere di natura provvisoria e dunque interamente rimovibile, anche se della sorte delle platee di cemento armato e delle opere di urbanizzazione non è stato chiarito ancora nulla e il sospetto di molti è che l’opera rimarrà lì, per essere riconvertita a fine ricostruzione (tra 15, 20 anni). “Non si sono mai visti centri commerciali con le ruote”, hanno ironizzato in molti. Rispetto al percorso che ha portato al suo concepimento, invece, la Regione Umbria ha chiarito di aver coinvolto i (pochissimi) residenti e i titolari di attività commerciali. Anche Nestlè è intervenuta: “Il villaggio temporaneo permetterà alle imprese agricole, zootecniche, commerciali e turistiche della zona, e solo a loro, di mantenere vive le attività che costituiscono la base dell’economia e del tessuto sociale dell’area”.

Le proteste degli ambientalisti: "Sarà un ecomostro pronto per future speculazioni"

L’inizio dei lavori, però, è inevitabilmente occasione per parlare nuovamente del Deltaplano. Nei mesi scorsi, a poche decine di chilometri di distanza era balzata agli onori delle cronache la vicenda di Nonna Peppina, anziana terremotata “sfrattata” dalla casetta di legno che i suoi familiari le avevano costruito su terreno privato edificabile. Il manufatto, infatti, pur integrandosi perfettamente con il paesaggio di Fiastra violava i vincoli paesaggistici. Nel caso del Deltaplano, che vedrà la luce in una delle aree paesaggisticamente più pregiate d’Italia, stupisce come si sia proceduti in deroga a ogni norma preesistente, “in un contesto – commentano i ricercatori del gruppo Emidio Di Treviri, che da un anno studia gli effetti del terremoto – in cui agli abitanti è stato invece proibito ogni tentativo di auto-organizzazione provvisoria, incentivandone così l’allontanamento dalle proprie terre che si sta trasformando in una desertificazione delle aree interne”.

Anche associazioni come WWF, Cai e Mountain Wilderness hanno definito il Deltaplano come una “ferita inferta visibile dal Monte Vettore, dal Pian Grande e dal Pian Piccolo, che condizionerà e stravolgerà per sempre il paesaggio di Castelluccio, sottolineando ulteriormente l’ipocrisia della transitorietà. Trova così conferma l’intervento degli interessi speculativi nella ricostruzione, soprattutto in quella dei territori più delicati e pregiati: richiamati dalla ghiotta opportunità della deroga, tali interessi produrranno inevitabilmente danni permanenti e irreparabili.  A Castelluccio la sua gente deve poter tornare a vivere e lavorare come ha fatto finora: in armonia con l’ambiente naturale”. Sauro Presenzini, presidente del WWF Perugia, parla del Deltaplano come di un “Ecomostro”, un’opera calata dall’alto senza una reale discussione pubblica. “Il ‘villaggio commerciale’ permarrà per tutto il tempo della ricostruzione, almeno 15-20 anni;  non sono stati accantonati e previsti i fondi necessari per la sua dismissione. Non sono state previste in progetto, le modalità e la tempistica di smantellamento. Non è stato previsto, scritto nero su bianco, che non ci sarà la possibilità di derogare al divieto di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi. Ecco, questa garanzia scritta, sarebbe di per se sufficiente a vincere tutte le pregiudiziali, peccato non stia scritta da nessuna parte”.

Mentre in tutto il cratere la ricostruzione è ferma al palo, e appena 18 case sono state ristrutturate su un totale di oltre 100mila, e mentre i tentativi di molti terremotati di auto organizzarsi vengono sovente puniti con denunce e sanzioni, a Castelluccio prende il via in questi giorni la costruzione di un’opera – il deltaplano – che ha già fatto molto discutere. Per qualcuno sarà occasione di rilancio per alcuni piccoli imprenditori; per altri un ecomostro preparato per future speculazioni un uno dei luoghi più belli del mondo.