"Non ci aspettavamo una seconda ondata che ci costringesse ad avere una così forte necessità necessità di posti letto". La dottoressa Susanna Vicari è direttrice della Medicina all'ospedale di Bentivoglio, a pochi chilometri da Bologna. Da qualche settimana l'organizzazione nel suo reparto, così come quella di tutta la struttura, è stata stravolta. Il nosocomio di Bentivoglio, com'era già successo nei mesi più difficili della pandemia, è stato infatti riconvertito in ospedale covid e nel giro di pochissimi giorni tutto il personale ha dovuto riadattare interi reparti, pur garantendo la continuità dell'attività ambulatoriale (diversamente da quanto accaduto durante la prima ondata) e mantenendo aperti soltanto cardiologia e ostetricia. Tutte le altre degenze sono per i malati covid.

"I posti letto covid di degenza ordinaria sono in tutto cento, sei di degenza di terapia intensiva e sei di sub-intensiva" spiega a Fanpage.it Cinzia Badiali, responsabile infermieristico della struttura. "Sono tutti occupati" aggiunge. "Di questi sei solo una paziente è in ventilazione sub-intensiva" dice invece Stefania Taddei, direttrice di anestesia e terapia intensiva. "Dal 27 ottobre al primo novembre -continua- abbiamo avuto pazienti negativi perchè si pensava che l'apertura dell'hub all'Ospedale Maggiore di Bologna sarebbe stato sufficiente per accogliere i pazienti covid. Nel giro di una settimana ci siamo invece resi conto che non era possibile. Lunedì è stato anche necessario aprire altri tre posti letto".

Quella di Bentivoglio è stata quindi una corsa contro il tempo, visto l'andamento dei contagi, che ha travolto tutto il personale, come qualcuno ammette. Il fatto di aver già vissuto certi momenti, però, è sicuramente servito per non ritrovarsi subito in affanno, anche se quella attuale sembra tutta un'altra partita. "Nel giro di cinque giorni abbiamo riconvertito tutte le degenze ordinarie, quindi le difficoltà sono state soprattutto iniziali" racconta ancora Badiali, mentre Nicola Binetti, direttore uscente del pronto soccorso (teoricamente in pensione da luglio, ma ancora al suo posto finchè necessario), mostrando la riorganizzazione anche del PS insieme al suo coordinatore infermieristico, Roberto Paganelli, fa alcuni esempi su come, pur di riadattarsi al meglio, tutto sia stato ripensato per far spazio all'emergenza pandemica. Dalla sala gessi all'ambulatorio pediatrico.

"Convertire un ospedale in ospedale covid non significa soltanto cambiare i percorsi o avere le attrezzature necessarie -spiega la dottoressa Taddei- ma significa soprattutto avere il personale competente e pronto per affrontare queste situazioni". "In questo momento così critico -aggiunge la referente coordinatrice infermieristico, Rossana Quattrini- stiamo facendo doppi turni, rientri, salti delle libere, il turno si protrae anche per tante ore". "E se non ci fosse questo tipo di flessibilità saremmo a terra" sottolinea la dottoressa Vicari. "Abbiamo sempre bisogno di posti letto -prosegue-, molti ricoveri, turnover molto elevato di pazienti, molti ricoveri di pazienti giovani rispetto alla prima ondata. Ma stiamo continuando nonostante tantissimi problemi quotidiani".

"Nel giro di pochi giorni ci siamo dovuti confrontare con una realtà impegnativa -conclude l'infermiera Giovanna Marchesani-. Sapere di essere in un reparto covid… comunque si torna a casa con uno stato d'animo che non è come quello di prima. Speriamo vada tutto bene".