Una fucilata al volto e un colpo in testa, è quanto emerge dall'autopsia sui corpi, sulla dinamica della morte dei poveri Massimiliano e Davide Mirabello, i due fratelli di 35 e 40 anni, scomparsi da Dolianova il 9 febbraio scorso e trovati cadavere sabato, sepolti nelle campagne alla periferia del paese. In cella per il feroce duplice omicidio, al momento, ci sono Joselito Marras, il vicino 57enne che si è attribuito l'intera responsabilità del crimine e suo figlio Michael, di 27, ma presto le cose potrebbero cambiare. Secondo la parte civile, rappresentata dalle sorelle Eleonora e Caterina Mirabello, al delitto avrebbero concorso altre persone. L'autopsia condotta dal medico legale incaricato dalla Procura, Roberto Demontis, al momento, avrebbe confermato la ricostruzione dei fatti fornita da Joselito Marras, che dopo più di un mese di ricerche da parte delle forze dell'ordine e a distanza di due settimane dal fermo a suo carico, ha finalmente fatto ritrovare i corpi.

"Se c'è un Dio, vi auguro di passare le pene dell'inferno", commenta Eleonora Mirabello rivolta ai due presunti assassini dei suoi fratelli. Proprio Eleonora si è attivata immediatamente per le ricerche dei fratelli lanciando numerosi appelli, seppur convinta che fossero stati aggrediti. Il ritrovamento di una pozza di sangue a pochi passi dalla casa dei fratelli a Dolianova e quello dell'auto bruciata di Davide, hanno fatto immediatamente pensare a un delitto. In cima alla lista dei sospettati, da subito, c'erano i Marras, i vicini di podere con cui Davide e Massimiliano avevano avuto delle liti violente. Tutto era cominciato quando i Marras si erano lamentanti dell'abbaio del cane dei Mirabello, lo stesso cane che gli hanno fatto ritrovare impiccato sull'uscio di casa.