Uccise un maresciallo 30 anni fa, Carmine Marolda catturato a Foggia: era in fuga da mesi

Blitz nel "palazzone" dell'Onpi delle case popolari a Foggia: è stato catturato il latitante Carmine Marolda detto "Ninett". Il pregiudicato 64enne originario di Venosa, provincia di Potenza, era evaso dal carcere nel gennaio dello scorso anno, avrebbe dovuto finire di scontare la pena per spaccio di stupefacenti. In passato era stato condannato per l'omicidio del maresciallo Marino Di Resta, assassinato il 16 settembre 1996.
Il carabiniere fu ucciso a Pescara durante un conflitto a fuoco da alcuni banditi che avevano rapinato un rappresentante di gioielli a Francavilla al Mare, tra di essi c'era anche Marolda a cui poi fu inflitta la pena dell'ergastolo come ai due suoi complici, Nicola Cassano e Gianfranco Sgaramella.
Il pluripregiudicato, che da lungo tempo si nascondeva in un’abitazione di edilizia popolare al primo piano affiancato da una donna che gli garantiva la "copertura", è stato arrestato all'alba in un'operazione condotta dai Carabinieri con il supporto del GIS (Gruppo di Intervento Speciale). Il blitz è stato coordinato dalla Dda del capoluogo lucano; da quanto si apprende, al momento della cattura l'uomo non era armato.

La città adriatica di Pescara non ha mai dimenticato il maresciallo Di Resta medaglia d’oro al valor militare e lo ricorda tutti gli anni, insieme alla sua famiglia, nel giorno in cui ha perso la vita a 34 anni e gli rende onore con una cerimonia nella piazza che gli è stata intitolata.
Col suo coraggioso altruismo, salvò la vita a un collega, meritando la Medaglia d'Oro al Valor Militare, con la seguente motivazione: "Addetto a nucleo operativo di Comando Provinciale, rintracciati, unitamente ad altro militare, quattro malviventi armati che poco prima avevano rapinato un rappresentante di preziosi, pur consapevole della situazione d'inferiorità, non esitava ad affrontarli per prevenirne la fuga".
E si aggiunge "investito da violenta azione di fuoco, replicava prontamente con l'arma in dotazione riuscendo a ferire tre malfattori prima di cadere esanime al suolo attinto da numerosi colpi. L'eroico comportamento consentiva di salvare la vita al commilitone e successivamente di pervenire all'identificazione ed alla cattura dei quattro malviventi, di recuperare la refurtiva, nonché di sequestrare numerose armi e munizioni. Fulgido esempio di elette virtù militari e di altissimo senso del dovere, spinto fino all'estremo sacrificio".