La polizia del Kenya ha tratto in arresto un alto ufficiale del Kenya Wildlife Service, il servizio parchi, nell'ambito dell'inchiesta sul rapimento della volontaria italiana Silvia Romano. A renderlo noto è l'emittente kenyota Ntv sul proprio sito. Questo arresto segue quello di un sergente del KWS, Abdullahi Bille, e di suo fratello, sospettati di aver collaborato con i rapitori. Si ritiene che Silvia, rapita il 20 novembre scorso, sia prigioniera nella zona della contea meridionale di Tana Delta, spiega il sito dell'emittente.

Dopo il moderato ottimismo dei giorni immediatamente successivi al sequestro, le ricerche di Silvia Romano sembrano essersi fatte più difficoltose. L'area in cui la polizia si sta concentrando è estremamente vasta e a tratti selvaggia, e sembrerebbero essersi improvvisamente interrotte le segnalazioni di civili keniani che nelle scorse settimane ne avevano riferito l'avvistamento.

L'ipotesi più probabile continua ad essere quella della rapina per mano di un gruppo di criminali comuni, tesi sostenuta anche da Tommy Simmons, fondatore di Amref Italia, che vive in quel paese da quarant’anni e che in un'intervista rilasciata all'Agi ha spiegato: "L’area in cui è stata rapita la giovane italiana è abbastanza tranquilla. Sicuramente non è percorsa da bande di terroristi legati ai gruppi somali di al Shabaab. Quella strada, da Nairobi, fino alla costa, che passa attraverso il parco Tsavo, l’ho percorsa moltissime volte, sia per lavoro, sia con la famiglia per andare in vacanze e devo dire che ci ripasserei domani senza pensarci due volte”.

Un'area nella quale nessuno avrebbe potuto prevedere quello che poi è accaduto. Sembra chiaro quindi che gli autori del sequestro sono dei criminali “comuni”, anche perché, secondo Simmons, se i “terroristi avessero voluto fare un’azione dimostrativa, sicuramente avrebbero scelto la costa e non le zone interne, dove abitano comunità estremamente povere. Il rapimento deve essere stato messo in atto da pastori armati per motivi non ancora chiari, forse per denaro o per faide interne”.