"Ora basta con l'acqua, fai la brava o ti sparo". Sarebbe morta poco dopo l'anziana paziente alla quale una collaboratrice della casa famiglia a Valsamoggia aveva negato l'acqua. È quanto ricostruito dalle intercettazioni della sconvolgente inchiesta ‘Inferno', dei Carabinieri del Nas di Bologna che questa mattina ha portato all'arresto ai domiciliari della titolare della struttura e delle collaboratrici della residenza per anziani. L'indagine, coordinata dal procuratore di Bologna, Giuseppe Amato e dal pm, Manuela Cavallo è scattata dopo la morte sospetta di un anziano segnalata alcunu mesi fa dalla direzione dell'Ospedale di Bazzano, dove l'83enne era stato trasferito. In relazione alla sua morte la Procura ha contestato agli indagati l'accusa di omissione di soccorso.

L'episodio ha fatto scattare una serie di controlli durante il periodo di lockdown che hanno riguardato prima la struttura attiva a Valsamoggia, che ospitava nove pazienti, poi le attività successivamente trasferite in un albergo di Zocca, nel Modenese, dopo la vendita del primo immobile da parte della titolare. Come ricostruito dall'indagine, la casa famiglia improvvisata nella struttura alberghiera era stata portata avanti in violazione della disciplina che regola il funzionamento delle strutture socio-assistenziali per anziani, con conseguente elusione dei controlli ispettivi, non solo dal punto di vista fiscale, ma anche in riferimento alle misure di sicurezza nei luoghi di lavoro e di prevenzione dal contagio da Covid-19. Agli indagati anche le accuse di esercizio abusivo della professione sanitariaabuso nella somministrazione di farmaci. Ad aggravare il quadro anche il reato di maltrattamento contestato per le minacce e vessazioni perpetrate quotidianamente a danno dei pazienti con modalità ‘sistematica e continuata'.