Praticare l'aborto in Polonia potrebbe diventare ancora più difficile di quanto non sia già. La Corte costituzionale di Varsavia, infatti, è chiamata a pronunciarsi il mese prossimo sul ricorso di oltre 100 parlamentari che chiedono di restringere il diritto delle donne di interrompere la gravidanza rendendolo impossibile in presenza di gravi malformazioni e malattie del feto.

La Polonia ha leggi molto più rigide del resto d'Europa sull'aborto che al momento è consentito nei confini nazionali solo in caso di malformazione fetale, stupro, incesto o se la vita della donna è in pericolo. Il Paese di 38 milioni di persone ha registrato circa 1.100 interruzioni di gravidanza nello scorso anno, tutte a causa di anormalità fetali. Si tratta di numeri esigui che non contano il fenomeno sommerso degli aborti effettuati illegalmente. La sola possibilità di stringere ulteriormente il campo d'applicazione dei diritti delle donne ha messo in allerta le associazioni di rappresentanza che ricordano come la Corte costituzionale sia ormai nelle mani dell'esecutivo di stampo conservatore di destra.

La richiesta di un altro giro di vite sulla norma parte dai parlamentari di destra, ma inizialmente non ha destato particolare allarme presentandosi come una provocazione conservatrice nel Paese al centro di uno scontro con Bruxelles per le autoproclamante zone "gay-free", ossia senza omosessuali. I giudici della Consulta polacca però, totalmente a sorpresa, hanno deciso di pronunciarsi sul caso entro un mese e hanno fatto sapere che la sentenza arriverà il 22 ottobre. Tra le battaglie ingaggiate dai nazionalisti di Polonia Solidale, socio di minoranza della coalizione di Governo con Diritto e Giustizia, c'è anche la "lotta" alla comunità LGBT e la proposta che la Polonia si ritiri dalla Convenzione di Instabul, un accordo internazionale per combattere il fenomeno della violenza sulle donne.