Palermo, sette intossicati dopo un pranzo a base di tonno rosso: tutti in ospedale, uno è grave

Un sospetto caso di sindrome sgombroide a seguito della consumazione di tonno rosso ha portato al ricovero d'urgenza di sette persone in vari ospedali di Palermo. La situazione più critica riguarda un paziente attualmente sotto stretta osservazione nel reparto di Terapia Intensiva dell'ospedale Villa Sofia; gli altri sei coinvolti – tra cui un intero nucleo familiare composto da tre persone – sono monitorati presso i pronto soccorso del Civico, del Policlinico e dell’Ingrassia.
Le indagini sono scattate immediatamente dopo le prime segnalazioni di malessere, che includevano nausea violenta e disturbi gastrointestinali manifestatisi subito dopo il pasto. I Carabinieri del Nas, coordinati dal tenente colonnello Luigi Pacifico, hanno risalito la filiera fino a individuare la pescheria coinvolta. Nonostante l'esercizio avesse venduto nella sola giornata di ieri circa 200 chilogrammi di tonno rosso (tecnicamente tracciato), i militari hanno proceduto al sequestro di un ulteriore esemplare che stava per essere immesso sul mercato.
Il Comando provinciale e il nucleo antisofisticazioni stanno verificando se all'origine dell'intossicazione vi sia un'elevata concentrazione di istamina. Questa sostanza si accumula nelle carni del pesce, in particolare nei grandi predatori come il tonno, quando la catena del freddo non viene rispettata rigorosamente, innescando una degradazione batterica che trasforma il prodotto in un potenziale pericolo per la salute pubblica.
La sindrome sgombroide è un'intossicazione alimentare che può essere facilmente confusa con una reazione allergica a causa della rapidità con cui si manifestano i sintomi: arrossamento del volto e del collo, prurito, mal di testa intenso e disturbi addominali. Il rischio principale risiede nella dose accumulata: se i livelli di istamina sono molto elevati, l'organismo può subire complicazioni sistemiche serie, come ipotensione, tachicardia e difficoltà respiratorie. Nei casi più gravi, o in soggetti particolarmente fragili, l'intossicazione può degenerare in uno stato di shock o richiedere il supporto vitale, motivo per cui la corretta conservazione del pesce azzurro e dei derivati rimane la prima, fondamentale linea di difesa.