Antonio Fara, il barista di 50 anni trovato morto questa mattina nella sua casa di via Livorno, a Sassari, è stato ucciso: gli inquirenti avevano pochi dubbi fin dal ritrovamento del corpo dell'uomo – in una pozza di sangue – ed hanno trovato ulteriori conferme dopo i primi esami effettuati sul cadavere da parte del medico legale. I segni di effrazione sulla porta che si affaccia sul cortile dell'abitazione della vittima e i segni di un ferita alla testa hanno instradato fin da subito i carabinieri sulla pista dell'omicidio, anche se il pm Giovanni Porcheddu questa mattina non aveva escluso altre ipotesi, uscendo dal portone del palazzo di via Livorno dopo il sopralluogo. Sono in corso accertamenti su alcune persone che la vittima aveva aiutato di recente nel mondo dei senza fissa dimora.

In questa fase, dunque, le indagini si stanno concentrando sugli ultimi contatti del barista, un uomo descritto dai suoi conoscenti con parole di affetto e di stima, soprattutto per quell'indole che lo spingeva ad aiutare chi si trovava in difficoltà. Oltre al lavoro, infatti, Fara si dedicava ad opere di volontariato, in modo particolare nell'associazione Mos (Movimento omosessuale sardo) di cui era attivista e tra i fondatori.  Nel frattempo nelle ultime ore si stanno moltiplicando sui social i messaggi di cordoglio di amici e conoscenti tra cui spicca il messaggio sulla pagina Facebook del Mos: "Tra incredulità e profondo dolore abbiamo appreso la notizia della morte di un caro amico e compagno di tante battaglie", scrivono gli amici dell'associazione. "Dalla fondazione del Mos, nel 1992, sei sempre stato in prima linea nelle manifestazioni e nella lotta così come nei momenti di divertimento e socialità. Eri sempre disponibile in qualunque situazione".