Morte giudice Francesca Ercolini, l’autopsia fa vacillare l’ipotesi del suicidio: si indaga anche per omicidio

La Procura dell'Aquila sta valutando anche l'ipotesi dell'omicidio nell'ambito delle nuove indagini sul caso della giudice molisana Francesca Ercolini, la 51enne trovata morta nella sua casa di Pesaro il 26 dicembre 2022.
A quasi quattro anni dai fatti, l'incidente probatorio, svolto oggi, lunedì 8 giugno, a Roma, avrebbe fatto emergere elementi che gli investigatori ritengono necessario approfondire per chiarire le cause del decesso della magistrata.
Nel procedimento risultano indagate sei persone, tra cui il marito della donna, il medico legale che eseguì l'esame autoptico nel 2022 e alcuni appartenenti alle forze dell'ordine.
Tra le ipotesi di reato, a vario titolo, ci sono maltrattamenti e istigazione al suicidio, mentre in un altro filone vengono contestati depistaggio, violazione del segreto istruttorio, falsa perizia e omissione d’atti d’ufficio.
In un primo momento, infatti, per la morte di Ercolini è stato ipotizzato un gesto volontario. I nuovi accertamenti però potrebbero modificare il quadro investigativo.
A dare impulso alle nuove indagini è stata la madre della vittima, Carmela Fusco, sorella della politica molisana Angiolina Fusco Perrella, scomparsa nel 2021.
La donna non ha mai creduto che la figlia si sia tolta la vita e per questo ha sollecitato la riesumazione del corpo. Fin dal ritrovamento del corpo della figlia (a lanciare l'allarme furono il marito e il figlio 16enne della coppia), Fusco non si è mai rassegnata.
Da anni, infatti, la 51enne le raccontava di un clima domestico violento, fatto di umiliazioni, maltrattamenti fisici e psicologici da parte sia del marito che del figlio. Lo documentava, scattando foto di lividi, tagli, occhi gonfi, e lo metteva per iscritto in messaggi inviati alla madre.
Due settimane prima della morte della figlia, Carmela aveva anche inviato alla Questura di Pesaro una lettera anonima per segnalare quei maltrattamenti e chiedendo di indagare sulla famiglia. La lettera tuttavia, in quanto anonima, venne ignorata.
La perizia, depositata da Vittorio Fineschi, anatomopatologo che ha eseguito la nuova autopsia dopo la riesumazione della salma, che era stata sepolta presso il cimitero di Riccia, in provincia di Campobasso, avrebbe sollevato seri dubbi sulla compatibilità tra i segni rilevati sul collo della signora e una striscia di seta annodata alla ringhiera della scala nell'abitazione, indizio che ha portato a ipotizzare, inizialmente, un suicidio della donna.
Nel corso dell'incidente probatorio è stato quindi disposto un ulteriore approfondimento per verificare la compatibilità delle lesioni con due cavi rinvenuti e sequestrati nell'appartamento della casa marchigiana della giudice dove, nei prossimi giorni, la polizia scientifica dovrebbe tornare per svolgere altri accertamenti.
Gli esiti saranno discussi nell'udienza fissata davanti al giudice per le indagini preliminari Marco Billi il prossimo 22 settembre all'Aquila.