Indagini riaperte sul caso Elisa Claps, l’ipotesi di reato è concorso in omicidio con Danilo Restivo

È "concorso in omicidio" con Danilo Restivo l'ipotesi di reato, al momento contro ignoti, della nuova inchiesta aperta dalla Procura di Potenza sul caso di Elisa Claps, la 16enne scomparsa a Potenza nel 1993 e trovata morta nel 2010, per chiarire le circostanze del ritrovamento del corpo e i possibili complici.
Restivo è stato condannato in via definitiva a 30 anni di reclusione per il delitto. Le indagini sono state riaperte circa due anni fa, la notizia è stata data ieri, mercoledì 1° luglio, dal fratello di Elisa, Gildo Claps, durante l'ultima puntata di ‘Chi l'ha visto?' condotta da Federica Sciarelli.
Stando a quanto si è appreso, negli scorsi mesi i Carabinieri del Ris hanno effettuato nuovi accertamenti tecnico-scientifici, anche con l'ausilio di nuove tecnologie. Alcuni di questi sono stati condotti su reperti dalla scena del crimine e all'interno del sottotetto della Chiesa della Trinità dove è stato ritrovato il cadavere di Elisa.
Oggi il procuratore della Repubblica di Potenza, Camillo Falvo, ha confermato la notizia dell'esistenza da due anni di un fascicolo, in cui è contenuta l'ipotesi di reato di concorso in omicidio.
Il 23 ottobre 2014, con la decisione della Cassazione, per Restivo – in carcere in Inghilterra dal 2010 per l'omicidio di un'altra donna, Heather Barnett, uccisa il 12 novembre 2002 a Bournemouth – è diventata definitiva la condanna a 30 anni di reclusione, decisa in primo grado nel novembre 2012 con rito abbreviato, dall'allora gup di Salerno Elisabetta Boccassini.
Già nelle motivazioni di quella sentenza, la magistrata mise in evidenza il fatto che Restivo aveva "goduto, negli anni, di omertà e complicità, anche solo suggerite dalla paura di sue ritorsioni". Una tesi, questa, sempre sostenuta dalla famiglia Claps.
Stando a quanto emerso, la ragazza si era incontrata con Restivo il giorno della scomparsa. Il giovane, all'epoca 21enne, era stato fin da subito sospettato poiché fu l'ultimo a vederla viva. Dopo aver tentato un approccio, rifiutato dalla 16enne, Restivo l'aveva uccisa con 13 colpi, inferti con un'arma da taglio e a punta.
Alcune ore dopo la sparizione della ragazza, si era presentato con gli abiti insanguinati al Pronto Soccorso dell'ospedale cittadino per farsi medicare un taglio alla mano, raccontando d'essersi ferito in seguito a una caduta avvenuta nel cantiere vicino alla Chiesa della Santissima Trinità. La ferita, tuttavia, sembrava provocata da una lama.
"Ci sono alcuni casi che meritano una piena verità, al di là dell'aspetto prettamente giudiziario, per rispetto delle vittime e delle loro famiglie", ha sottolineato Falvo. A distanza di così tanti anni, infatti molti dei reati in riferimento al ritrovamento del cadavere sarebbero prescritti, ma non quelli riferiti all'omicidio.
Gildo Claps, ieri sera, ha elogiato la forza e il coraggio della Procura potentina, guidata quando le indagini sono state riaperte nel 2024 da Francesco Curcio, ora procuratore della Repubblica di Catania. Durante la trasmissione è intervenuta anche la madre, Filomena Iemma, che in tutti questi anni ha continuato a lottare per ritrovare la figlia e poi per avere giustizia.
La donna ha attaccato duramente i quattro arcivescovi potentini degli ultimi 33 anni (Ennio Appignanesi, Agostino Superbo, Salvatore Ligorio e Davide Carbonaro). A quanto si apprende, la Curia potentina ha scelto di non commentare le recenti novità sul caso.