Un mazzo di fiori con un grande cuore e il messaggio “Yoan da chi ti Ama”. Ad adagiarlo su un muretto tra Cureggio, Borgomanero e Gattico, è Fanny, la sorella del 23enne ucciso domenica mattina a coltellate dall’amico del cuore, Alberto Pastore, suo coetaneo, reo confesso a mezzo social. Con la giovane ci sono anche il suo compagno e la madre. Ma non solo. Sono presenti anche Helené e Ivano Pastore, genitori di Alberto.  Si guardano negli occhi, ma non si parlano. Non c’è odio o rancore nei loro gesti, solo tanta sofferenza. “Non ci siamo detti nulla — spiega Fanny al Corriere della Sera —. Non serve. Loro stanno male come noi. Abbiamo deciso di portare insieme i fiori. È stato semplice, naturale. Ci conosciamo da sempre”. Sui fiori ci sono le firme di entrambe le famiglie. “Yoan ci mancherà tanto, era uno di famiglia”, la mamma dell’assassino. “Per noi è il momento del silenzio, sappiamo che le persone ci sono vicine. Ho sentito la sua voce nel video. Non riconosco più mio figlio. Non so cosa gli sia successo”, ammette la donna.

Alberto Pastore non risponde al pm

E anche Alberto Pastore al momento non parla. Davanti al pm Giovanni Castellani si è avvalso della facoltà di non rispondere. Stando a quanto ricostruito, il 23enne era stato lasciato dalla sua fidanzata, Sara, e si era convinto che Yoan stesse corteggiando la sua ex e che la stesse manipolando per impedirle di tornare da lui. Per questo domenica l’ha ucciso a coltellate, dopo esserci andato a giocare a calcetto. Quindi ha pubblicato delle stories su Instagram in cui ha raccontato i motivi del folle gesto. “Questa storia mi tormenta. Se fossi andato con loro non sarebbe successo nulla. Ma in quel momento nessuno pensava che Yoan fosse in pericolo” dice Fabio, un loro amico. “Alby non aveva detto a nessuno di essere stato lasciato da Sara. Lo abbiamo capito solo perché si vedeva un po’ di più in giro — continua il ragazzo —. E comunque Yoan e lei erano solo amici. Non c’era nulla tra loro”.