La famiglia di Marianna Greco non si arrende alle conclusioni dell'ultima autopsia sul corpo della 37enne morta ufficialmente suicida con quattro coltellate alla gola nel letto della casa in cui viveva con il marito a Novoli (Lecce), il 30 novembre del 2016. I legali di parte civile, Francesca Conte e Francesco Tobia Caputo, infatti, hanno chiesto al magistrato inquirente un incidente probatorio con confronto del DNA estratto dai tessuti prelevati nell'ultima autopsia, sul corpo di Marianna, e quello presente su alcuni reperti. L'esame, inoltre, dovrà anche accertare se appartenga proprio a Marianna il frammento di laringe – trachea, fissato in formalina e consegnato ai periti durante le operazioni dei mesi scorsi. Il motivo è il fatto che tali organi, quelli interessati dalle lesioni mortali, sarebbero risultati mancanti nel corso del secondo esame autoptico.

Il caso è stato riaperto nel 2019, dopo tre anni dalle conclusioni della procura che archiviò per suicidio, su richiesta della famiglia. È stato il consulente di parte, Giuseppe Fortuni a sollevare le apparenti incongruenze della morte di Marianna, come ad esempio l'assenza di ferite da assaggio, ovvero dei primi tentativi compiuti da chi si toglie la vita. Si tratta di tagli di minore intensità che non sono stati riscontrati sul collo di Marianna, che è morta con 4 coltellate alla gola. Oggi nel registro degli indagati con l'accusa prima di istigazione al suicidio e poi di omicidio volontario è stato iscritto il marito di Marianna. Secondo quanto emerso dall'esame informatico sul cellulare della ragazza, Marianna averebbe scoperto una relazione extraconiugale di suo marito. "Marianna non si è uccisa" – continua a ripetere la sorella gemella Giovanna – con cui la 37enne aveva un rapporto di grande vicinanza.

L'autopsia effettuato il 5 giugno sul corpo riesumato di Marianna, non ha riscontrato segni di difesa, ma sotto le unghie sono state rilevate tracce di materiale biologico.