"Quando mio padre ha trovato mio fratello impiccato, la mia vita e quella dei miei familiare non è stata più come prima", racconta Lorena, "il dolore di una madre è straziante. Vivere pensando di non essere riusciti a salvare il proprio figlio è quanto di più difficile possa riservare la vita". S'interrompe, inizia a piangere. Si fa coraggio e ricomincia: "si deve andare avanti. Si deve sopravvivere al lutto guardando in faccia la vita. Io, ho trovato la forza grazie a Telefono Amico Udine".

L'associazione di volontari si occupa di ascoltare ed aiutare i cosiddetti survivors, i sopravvissuti al suicidio, coloro che restano quando un caro parente o un amico decidono di togliersi la vita in quel misterioso vortice di emozioni e sentimenti grigi che conducono ad un atto estremo, difficile da comprendere per chi resta. Difficile da accettare. La presidente di Telefono Amico Udine, Elisa Peressin, spiega: "con la pandemia abbiamo ricevuto il 70% in più di richieste di aiuto. Ci sono molti giovani e anche minorenni che ci cercano; siamo stati costretti ad attivare tutta una serie di corsi di formazione per i nostri volontari per cercare di prepararli a sostenere queste nuove categorie di giovanissimi". A febbraio 2020, oltre 100 richieste di aiuto. Sono i numeri di un dramma sociale.

Lorena ed Elisa sono una forza della natura. Sorrido, accolgono. Trasmettono una gioia contagiosa. "Finalmente faremo un monumento, il primo in Italia che parla di noi", spiega Lorena, "di noi sopravvissuti e di loro che si sono tolti la vita". Sarà installata nel parco dell'Isonzo, a Turriaco, grazie alla collaborazione del comune, "un monumento che raffigurerà due mani che si tendono. Mio fratello, prima di togliersi la vita, mi diceva sempre di dargli la mano". Dammi la mano. È questo il messaggio che Elisa e Lorena, di Telefono Amico Udine vogliono dare. "Non siete soli quando tutto attorno a voi è tenebra".

Per finanziare l'opera è stato necessario avviare una raccolta fondi per riuscire a sostenere i costi di creazione ed installazione. Due mani in legno che si intrecciano in una stretta senza tempo. A pochi passi dallo scorrere lento del fiume Isonzo che a Turriaco avanza lento verso la sua foce.

Conclude Lorena Casasola, "io sono riuscita a guardare avanti solo perché ho trasformato la mia rabbia in una richiesta di aiuto. Parlare, anche se difficile, mi ha aiutato ad uscirne. Ora sono io ad aiutare gli altri".