Era divenuto il simbolo dei “furbetti del cartellino”. L’allora premier Matteo Renzi di fronte alla sua foto aveva detto: "Questa è gente da licenziare in 48 ore. E' una questione di dignità". Eppure il vigile immortalato "in mutande" che timbrava il cartellino nel Comune di Sanremo e tornava a casa, finito sotto inchiesta nell'indagine della gdf sui furbetti del cartellino, è stato assolto durante l'udienza preliminare. Così ha deciso il gup Paolo Luppi “perché il fatto non sussiste” anche nei confronti degli altri nove imputati che hanno scelto di ricorrere al rito abbreviato al processo per l’assenteismo nel comune ligure che il 22 ottobre 2015 aveva portato a 43 misure cautelari, 35 arresti domiciliari e 8 obblighi di firma. L’amministrazione aveva poi licenziato in tronco 32 degli indagati, tra cui lo stesso vigile urbano. Altri 16 imputati, sempre oggi, sono stati rinviati a giudizio.

Il vigile urbano in questione era il responsabile dei controlli al mercato ortofrutticolo ed era finito agli arresti domiciliari. Le immagini della Guardia di Finanza lo mostravano mentre strisciava il badge in mutande o faceva compiere l’operazione di timbratura alla figlia. “Il nostro appartamento è proprio dentro il mercato, abbiamo la spiegazione per tutti gli episodi contestati" aveva spiegato la moglie del vigile all’epoca dell’esplosione del caso. “Mi è capitato di smontare dal servizio, arrivare a casa e ricordarmi di non aver timbrato. Per evitare di rivestirmi sono andato a strisciare il badge in pigiama” aveva detto il vigile nel corso di un interrogatorio. Dopo il licenziamento, l’uomo aveva presentato ricorso al giudice del lavoro e nel frattempo aveva aperto una bottega per la riparazione di elettrodomestici nel centro della città. Ora con l'assoluzione – ma la procura presenterà sicuramente ricorso – per lui ed altri potrebbero aprirsi le strade per una richiesta di reintegro.