Chi è a conoscenza di dettagli finora mai emersi, si faccia avanti: è questo il momento giusto. Ne sono convinte Susanna Carabellò, sorella di Biagio, l'operaio di 46 anni scomparso misteriosamente a Bologna il 23 novembre del 2015, e l'avvocato Barbara Iannucelli, da cinque anni instancabilmente al fianco dei familiari dell'uomo nella ricerca della verità. A fine marzo, in un canale al Parco Nord, alla periferia del capoluogo emiliano, sono stati ritrovati i resti di quello che sembrerebbe essere proprio il corpo del povero Biagio Carabellò. Si attende ancora l'ufficialità dai Ris di Parma, alle prese con gli esami del Dna, ma tutto lascia immaginare si tratti proprio del 46enne al centro di un vero e proprio giallo ormai da fin troppo tempo, anche perchè insieme ai resti sono stati trovati anche un giubbotto e i documenti dello stesso Biagio. Secondo il legale, dunque, parlare adesso, superando la paura che forse ha rappresentato un freno per qualcuno in tutti questi anni, è opportuno non solo per quell'inevitabile desiderio dei parenti di sapere cosa è successo al proprio caro (a partire dalla madre anziana dell'uomo, non in perfetta salute e in attesa almeno di una tomba su cui piangere) ma anche perchè le condizioni in essere fino ad oggi sono cambiate. Il quartiere Bolognina, uno dei più popolari della città, è infatti cambiato, così come i suoi equilibri. Chi poteva far paura anni fa, adesso ha perso il suo potere criminale, assicura Iannuccelli, ripercorrendo insieme a Susanna Carabellò tutte le tappe della vicenda.

Dopo un periodo difficile, in seguito alla morte per cancro della fidanzata Elisabetta Filippini, nel 2010, Biagio stava riuscendo lentamente a rialzarsi. Appassionato di libri e lingue straniere (“Ne parlava quattro o cinque” ricorda la sorella), il 46enne aveva un nuovo lavoro e si stava mettendo alle spalle anche i problemi con gli stupefacenti. Nessuno ha quindi mai creduto davvero alla pista dell'allontanamento volontario. Neanche gli investigatori, ai quali finora è però sempre mancato un cadavere per dare maggiore impulso ad un'inchiesta per sequestro di persona o per omicidio. Di certo, in una delle tre archiviazioni, ribadisce sempre l'avvocato, viene sottolineata la necessità di porre sotto la lente di ingrandimento alcune persone, che per un motivo o per un altro avrebbero potuto fargli del male. Una è l'amica alla quale in un primo momento Elisabetta, appartenente ad una famiglia benestante della zona, sembrava aver lasciato tutta la sua eredità. L'altra è A.S., bolognese con precedenti che per circa un anno ha abitato con Biagio nella sua casa popolare a due passi dalla stazione. È proprio tramite lui che si è fin qui riusciti a ricostruire l'ultima giornata in cui è stato visto l'operaio poi scomparso, non essendoci fra l'altro riprese delle telecamere di videosorveglianza. A.S., infatti, racconta che dopo essere rientrato alle sette del mattino da lavoro, lo ha visto uscire prima per andare in banca, a controllare il saldo di quei pochi risparmi messi da parte, oltre all'eventuale arrivo dello stipendio e di un rimborso regionale per l'acquisto di una bici elettrica, poi per recarsi, una volta rientrato brevemente nell'appartamento, al poliambulatorio di via Tiarini dove Biagio andava a prendere dei farmaci, in quanto impegnato a disintossicarsi da alcol e stupefacenti. Un testimone garantisce di averlo visto proprio lì in mattinata, mentre un'amica barista conferma di averlo salutato poco prima. Poi, più niente. Solo nel pomeriggio, quando A.S. non lo vede rincasare, vengono avvertiti sorella e forze dell'ordine, ma dopo pochi mesi arriva la prima archiviazione.

Dal 2016, cioè da quando l'avvocato Iannuccelli si interessa del caso, cominciano però i colpi di scena. Il primo riguarda il ritrovamento del vero testamento di Elisabetta, che non lascia tutto a questa amica (successivamente condannata in primo grado per la falsificazione dell'atto) ma al compagno e ad una missione di Salesiani in Africa. Il secondo è invece relativo a delle macchie di sangue, che poi si scoprirà essere proprio di Biagio, su una giacca presente nell'appartamento dove solo dopo un anno entra qualcuno alla ricerca di indizi. I pm, nonostante le archiviazioni, lasciano comunque intendere la necessità di concentrare alcune attenzioni su queste due persone. E le loro osservazioni sono anche suffragate sia da una lettera anonima trovata in un altro fascicolo riguardante l'amica e relativo ad una indagine antidroga, che secondo i periti è stata scritta proprio da Biagio prima di sparire nel nulla, sia dalle dichiarazioni nel 2019 della ex compagna del vecchio coinquilino del 46enne, in seguito ad una denuncia per violenze. "Ti faccio fare la fine di Biagio" avrebbe detto alla donna A.S. in più di un momento di rabbia sfogata vigliaccamente nei confronti della fidanzata, la quale, intervistata dalla trasmissione "Chi l'ha visto?", ha anche parlato di un sogno ricorrente raccontato dall'ex fidanzato, con protagonista lo stesso Carabellò e degli uomini che lo incappucciano, prima di occultare il corpo.

Nel corso di questi anni ci sono state anche tante segnalazioni anonime che talvolta hanno spinto le ricerche in altri corsi d'acqua e parchi bolognesi, ma senza successo. La pista battuta e suggerita in questi frangenti, però, forse non era così errata. O almeno è quello che continua a pensare il legale della famiglia, per niente sfiorata dall'idea di fermarsi proprio adesso nella ricerca, finalmente, della verità su Biagio Carabellò.