Apparterrebbero a Biagio Carabellò i resti umani rinvenuti questa mattina all’interno dell’area del Parco Nord di Bologna; dell'uomo si erano perse completamente le tracce il 23 novembre 2015 e dopo il ritrovamento delle ossa la sua identificazione – seppur ancora presunta – è stata possibile solo grazie alla presenza, nelle vicinanze, di un giubbotto contenente alcuni documenti d’identità. La scomparsa di Carabellò era al centro di un giallo per un’eredità controversa. Ora, per avere la certezza assoluta che si tratti dell'operaio, la Procura ha disposto l'esame del Dna.

Il macabro ritrovamento è avvenuto questa mattina intorno alle 10: il teschio, completamente scarnificato, è stato trovato da alcuni operai in un fossato al parco Nord, nei pressi di via Romita. Sul posto si è subito recata la polizia, con volanti e squadra mobile, il medico legale e i vigili del fuoco che hanno provveduto al recupero dello scheletro.

L'improvvisa scomparsa di Carabellò era da tempo ritenuto un mistero. Dopo la morte della sua compagna Elisabetta Filippi un testamento, risalente al 2010, assegnava l’intero patrimonio della donna a Simona Volpe, un’amica della coppia. Nell’ottobre del 2018, tuttavia, la donna è stata condannata a due anni per falsificazione di testamento dopo un’inchiesta nella quale era accusata di aver distrutto il testamento originale e di averne prodotto uno falso. L'inchiesta sul documento falsificati era partita, come ricorda Repubblica, dopo il ritrovamento a casa di Carabellò di un altro testamento firmato dalla stessa Filippi, che a differenza dell'altro designava invece il fidanzato come erede di due terzi dei propri beni, mentre il resto era destinato ai salesiani del Sacro Cuore. I familiari dell’uomo, assistiti dall'avvocato Barbara Iannuccelli, hanno sempre sostenuto che per quei fatti Biagio fosse stato ucciso.