Il decreto crescita approvato negli scorsi giorni in Consiglio dei ministri contiene importanti novità anche per gli interventi nel settore edilizio. A essere interessati soprattutto due settori: la sicurezza e il risparmio energetico. Con novità che riguardano da vicino anche i contribuenti che vogliono effettuare lavori nei loro appartamenti. La bozza del decreto approvato il 4 aprile viene analizzata dal Sole 24 Ore, che spiega come per le imprese di costruzioni ci sia maggiore convenienza da un punto di vista fiscale nell’acquisire uno stabile, abbatterlo e ricostruirlo con i nuovi criteri di sicurezza ed energetici. Viene dimezzato il tempo di recupero del credito fiscale per le imprese che usufruiscono dell’ecobonus o del sismabonus: si passa da dieci a cinque anni.

Cosa cambia per l’ecobonus

Il contribuente che ha diritto alle detrazioni per gli interventi di riqualificazione energetica può decidere se avere uno sconto direttamente sulla fattura da parte del fornitore che ha effettuato i lavori. Quest’ultimo otterrà poi il credito d’imposta in cinque quote annuali uguali. In pratica, il contribuente potrà avere la detrazione come sconto diretto sulla spesa sostenuta, il fornitore anticipa quella cifra e poi sarà l’impresa e non il contribuente a recuperare l’importo in cinque anni. In sostanza, la convenienza per il contribuente è quella di ricevere immediatamente il beneficio degli sconti previsti dall’ecobonus.

Il contribuente avrà quindi una possibilità in più rispetto a quella attualmente prevista: sarà lui stesso a scegliere quale preferisce. Lo sconto ricevuto dal fornitore deve essere pari alla detrazione: per esempio per un lavoro da 10mila euro con una detrazione al 65%, lo sconto sarà di 6.500 euro. Poi il fornitore recupererà quella cifra dalle imposte. In ogni caso, a 30 giorni dall’entrata in vigore della legge, dopo la conversione del decreto, l’Agenzia delle Entrate dovrà emanare il provvedimento di attuazione. Questa operazione dovrebbe semplificare inoltre le procedure per i contribuenti-committenti che lascerebbero l’onere del credito d’imposta ai fornitori.

Cosa cambia per il sismabonus

La stessa opportunità viene riconosciuta anche per l’acquisto delle case nelle zone a rischio sismico 2 e 3. Cioè, si avrà la possibilità di una detrazione al 75% per chi riduce il rischio sismico dell’immobile facendolo passare a una classe di rischio inferiore. Se il passaggio è di due classi di rischio, la detrazione sarà dell’85%. Per una cifra di spesa massima di 96mila euro. Ad oggi le agevolazioni di questo tipo valgono solo per la zona sismica 1, ovvero quella più pericolosa. Nello specifico, l’immobile può essere o ristrutturato o demolito e ricostruito, per usufruire di questo beneficio. L’agevolazione vale per le spese effettuate tra il 2019 e il 2021. Anche nel caso del sismabonus vale la possibilità di cedere le detrazioni al fornitore in cambio dello sconto da applicare sulla fattura dei lavori.